Scritto da Giulio D'Orazio
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30 Giugno 2009

Il nostro presidente del Consiglio dei ministri è veramente sfortunato. Da quando ha deciso di darsi alla politica è stato inseguito, martellato, torturato da comunicazioni giudiziarie, inviti di comparizione davanti alla magistratura, intercettazioni, articoli e trasmissioni televisive tesi a denigrarlo di fronte all'opinione pubblica. Sicuramente è l'italiano che nella Storia ha avuto più procedimenti nelle aule dei tribunali. Come numero di atti giudiziari avrà superato persino il più perseguito capo della mafia siciliana (reo di omicidi, estorsioni, traffico di armi e droga ecc.). Il massimo dell'accanimento giudiziario, tanto che è costretto, per difendersi dai giornalisti e dai giudicanti, a circondarsi di uno stuolo di avvocati: alla presidenza del Consiglio, nella sede del Popolo della Libertà, nella residenza di Arcore, tra i banchi del Parlamento, in strada per accompagnarlo nelle varie visite anche di carattere privato e persino (per prudenza) sotto i letti di cui è abituale "utente finale". Il Cavaliere ha inoltre un manipolo di portavoce, insieme agli avvocati, pronti a smentire, negare, correggere questa o quella dichiarazione che gli viene attribuita o che non avrebbe mai pronunciato. La persecuzione lo raggiunge anche nei posti e nelle vicende più impensabili: non c'ero (e se c'ero dormivo), non ho parlato (e se la bocca si è mossa è stato per un tic)... A questo punto sorge un dubbio: e se Silvio Berlusconi non esistesse e fosse un'invenzione dei giornali per fare gossip e vendere copie?