L’informazione è quel segnale che riceviamo da un semaforo al crocevia, un messaggio che non può essere discusso così come avveniva con i primi giornali, che pubblicavano notizie stringate e perlopiù senza commenti. Se andiamo a leggere la prima pagina dell’Avanti! del 7 agosto 1899 troveremo notizie dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Inghilterra, dall’Olanda ma nulla sull’Italia, eccetto l’editoriale che annunciava prossime le elezioni politiche.
Lo stesso vale per Il Giornale d’Italia del 16-17 novembre 1901. Se andiamo poi a guardare la qualità delle notizie vedremo un tenente tedesco “ucciso in duello” a Berlino, un giudizio tedesco “sui processi pendenti in Italia”, un nuovo filone aurifero scoperto in Eritrea, “il progetto di legge sulle pensioni per la vecchiaia” in Inghilterra, “arte a buon mercato” a Londra, e così via. La comunicazione presuppone, invece, l’abbellimento della notizia, la presentazione suadente ed il coinvolgimento. Trattasi di una vera e propria strategia di informare per formare l’opinione altrui. Informare tacendo alcuni particolari, esaltandone altri o travisandoli. Non per nulla sono sorte le Facoltà di scienze della comunicazione per preparare i “comunicatori” nelle strategie di marketing: servirmi dell’informazione per raggiungere i miei scopi. Nel tempo lo scopo dell’informazione non è cambiato. Gli Acta dei romani altro non erano che il giornale dell’imperatore che aveva solo l’interesse di divulgare certe sue determinate notizie, così come la colonna traiana era il “fumetto” sulle gesta del conquistatore. Anche il gossip era pilotato: Livia, la moglie di Augusto, faceva inserire negli Acta l’elenco dei suoi visitatori per esaltare la fama di donna corteggiata; Commodo volle che si divulgassero i suoi istrionismi e le sue crudeltà compiuti nell’arena e a palazzo. Nel corso dei secoli sono mutati gli strumenti e sono aumentati gli utenti coinvolgendo più sensi. Sino agli avvisi del podestà, che venivano declamati dal banditore, il cittadino-utente veniva coinvolto solo acusticamente (il senso dominante dell’età pre-alfabetica di McLuhan). Con l’invenzione della stampa l’informazione è passata anche attraverso gli occhi, generando la prima rivoluzione informativa: per la prima volta l’uomo poté leggere e pensare in solitudine sviluppando una visione lineare ed uniforme del mondo, basata sulla correlazione causa-effetto. Seguendo i ragionamenti di McLuhan, sul piano politico l’invenzione di Gutenberg portò al nazionalismo (effetto dell’individualismo), in economia il pensiero lineare produsse la catena di montaggio e la società industriale, in fisica alla visione cartesiana e newtoniana dell’universo come meccanismo in cui è possibile collocare nello spazio e nel tempo un evento fisico, nell’arte alla prospettiva, nella musica alla sostituzione del canto gregoriano con la sinfonia, in letteratura alla narrazione cronologica. La televisione con il suo coinvolgimento contemporaneo della vista e dell’udito ci ha privato del ruolo di protagonisti dell’azione. Pertanto dalla centralità umana (prima singola e poi collettiva) quale basilare protagonista per realizzare i cambiamenti si è passati all’emarginazione del contributo e della presenza dell’uomo sostituendoli con l’immagine dello stesso e delle sue idee in modo sempre più veloce, globale e pervasivo, accelerando lo scambio d’opinioni e di beni e di conseguenza il progresso. Vedere ed udire equivale ad esserci, una presenza virtuale sul luogo degli avvenimenti. L’avvento della tv ha compattato l’opinione pubblica su un’informazione generalizzata ma di massa, modificando i comportamenti sociali attraverso una globalizzazione delle mode e delle aspirazioni tendenti più ad apparire che ad essere. Domani tratteremo dell'avvento di internet.
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