Comunicazione presentata alla LXVIII Riunione della Sips (Trento, 2006)
Lo schema seguente illustra come la cultura influisce sul pensiero sociale, la ricerca scientifica e la forma della conduzione delle istituzioni. Infatti in una società vivace la cultura prospera e funge da humus per i ricercatori che portano la scienza sempre più verso nuovi traguardi. Ed è dalle innovazioni scientifiche che si sviluppa la tecnologia, che è l’applicazione scientifica per fini pratici ed economici, sia per consentire una migliore qualità della vita sia per incentivare la produzione verso prodotti (o servizi) più affidabili, di minor costo e maggiore resa economica.
Ogni applicazione tecnologica ha quindi a che vedere direttamente o indirettamente con l’economia, sia essa libera o dirigistica, in quanto ha ricadute sulla produzione e diffusione dei beni, richiedendo continuamente ulteriori innovazioni e tecnologia. Per completare il quadro, seguendo la direzione delle frecce indicate nello schema, possiamo aggiungere che ogni innovazione tecnologica di vasta portata influisce - sempre attraverso i processi economici - sui rapporti sociali per l’evidente consumismo di massa e la conflittualità tra le organizzazioni, dai lavoratori e quelle datoriali, a causa di un approccio difforme nel modo di produrre, con conseguente diminuzione di mano d’opera, turnazioni e qualificazioni diverse dalle usuali prestazioni e, infine, riconversioni professionali. L’economia gestisce e distribuisce ricchezza e potere a livello nazionale e internazionale e, sia nelle società aperte che in quelle chiuse, fa progredire il Paese attraverso una disciplina legislativa e politica regolata dalle istituzioni, deputate a questo dalla società.
Pertanto la società è la sede ove si ricompongono le concomitanti spinte, enucleando ed aggiornando valori, interessi, mode, tradizioni ma soprattutto cultura. Una cultura in continua evoluzione e trasformazione che da una parte preme per un diverso assetto della società e quindi delle istituzioni, dall’altra dispone i semi per lo sviluppo della scienza e di nuovi traguardi scientifici, mettendo in moto il perenne circolo a due direzioni, quale segno di una società viva. Ma la cultura va coltivata, in modo particolare quella scientifica poiché oggi - con l’imperversare della società della comunicazione - giornaletti, giornalisti, fagocitatori vari che concorrono a dire la loro, senza conoscere o essersi documentati, su quello che vanno a divulgare, preparano o assecondano (sia pure inconsapevolmente) pregiudizi, false verità e leggende urbane destinate ad aggravare tensioni esistenti o in vitro o decisioni popolari non ponderate. Sono stati tempestivamente informati, a suo tempo, il popolo della Val d’Aosta e gli stessi politici sulla fattibilità o meno del passaggio della Tav? Quanti altri casi simili ci sono in Italia, dall’autostrada che deturpa il paesaggio all’energia eolica che spaventa i volatili, per non menzionare l’eterna disputa sul nucleare? Ecco allora il ruolo fondamentale dell’educazione scientifica, per ragionare non secondo coscienza o pregiudizio ma con raziocinio, proprio del logos greco che può anche riferirsi al significato di scienza. Un insegnamento che dovrebbe partire dai primi anni delle scuole e continuare nelle università poiché la valanga delle informazioni che ci assalgono con tutti i mezzi e in ogni istante non contribuiscono alla chiarezza. Dato che tra economia e tecnologia c’è un intreccio inscindibile, chi ha il compito di divulgare la scienza cosa sta facendo per preparare la popolazione a quelle scelte fondamentali che quanto prima le istituzioni dovranno prendere? Come si stanno preparando gli stessi scienziati per affrontare le svolte di un futuro ormai prossimo? E’ pronta l’economia a sfruttare la tecnologia innovativa che dovrà mutare rapporti e modi di vivere? Mi riferisco alle energie alternative al petrolio, al mutamento del clima, alla crisi dell’acqua per usi non alimentari e all’immigrazione. Un esempio: è da tutti ammesso che per salvaguardare l’ambiente, prima o poi, si dovrà passare ad automobili con combustione diversa dai derivati del petrolio; rimanendo in Italia, come reagiranno i lavoratori della Fiat e la stessa popolazione della città di Torino e del suo indotto alla conseguente riconversione industriale con riduzione e riqualificazione di mano d’opera, se non adeguatamente preparati? L’esempio è il più semplice tra quelli che ci sono davanti, in quanto è ormai entrata nella comune opinione la convinzione che la strada da intraprendere è quella; pertanto le resistenze dei lavoratori al cambiamento, quando avverrà, non dovrebbero generare rivolte popolari. Passando ad altri casi, siamo consapevoli del grave danno all’ambiente che arrecano i cosiddetti termovalorizzatori, che stanno impoverendo l’aria di ossigeno attraverso l’incenerimento (pietrificazione)? Eppure proprio a Trento, lo scorso mese, alcuni ricercatori hanno ipotizzato delle risposte alternative. L’Europa non sa come fronteggiare l’immigrazione e ogni anno riversa varie migliaia di euro in progetti e progettini destinati all’accoglienza o allo sviluppo di risorse nei paesi di provenienza. Oltre che per ragioni politiche l’emigrante abbandona la sua terra, perlopiù, per la scarsità di risorse necessarie per una vita dignitosa. La mancanza d’acqua per usi irrigui ed industriali di certi paesi che si affacciano a sud del Mediterraneo potrebbe essere risolta attraverso l’ultima applicazione tecnologica di una scoperta scientifica che rende l’acqua marina compatibile per l’irrigazione (in quanto depurata dai sali). Oltre a risolvere i problemi di mancanza d’acqua che si faranno sentire anche in Europa in un futuro ormai prossimo, la possibilità di coltivare i campi potrebbe trattenere gli emigranti sulle coste africane del Mediterraneo in quanto la comunanza di lingua, religione, costumi, tradizioni e clima ne favorirebbero con più facilità l’integrazione, con benefici effetti sullo sviluppo agricolo, turistico, manifatturiero e sociale di quei paesi. Ma per sviluppare il progetto occorrerebbe una decisione politica ed economica dell'Europa. Ecco allora, ancora una volta, che l’applicazione di una scoperta scientifica si riverbera sulla società attraverso l’intervento delle istituzioni. Istituzioni che agiscono solo in seguito ad una presa di coscienza pubblica, preparata dalla cultura (si vedano gli atti della LXV Riunione della Società italiana per il progresso delle scienze a pagina 433 e seguenti). |