Fin dall'antica Grecia i politici sono stati il bersaglio del popolo e dei commedianti, anzi il materiale più abbondante e a buon mercato per un comico - in qualsiasi epoca - è stata la casta politica del tempo. Sotto Benito Mussolini e il suo regime circolava una larga messe di barzellette, nel dopoguerra fecero fortuna alcune testate giornalistiche come Il Merlo giallo (fondato e diretto da Guglielmo Giannini che poi diede vita al partito dell'Uomo Qualunque), Il Travaso delle idee (esistente sin dall'inizio del 1900 e diretto nel dopoguerra da Guglielmo Guasta), Marc'Aurelio, Bertoldo (fondato negli anni '30) e Candido (diretto da Giovannino Guareschi), così come avvenne per Il Male qualche decennio orsono e per Striscia la notizia (quando aveva preso di mira Massimo D'Alema).
Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi furono allontanati per parecchi anni dalla Rai perché, senza aver proferito parolacce o citato il nome, si erano permessi di alludere alla caduta del presidente della repubblica Giovanni Gronchi avvenuta in un palco della Scala a Milano. Alighiero Noschese con le sue imitazioni di Amintore Fanfani, Giulio Andreotti e i vari ministri del tempo ebbe un successo strepitoso tra il pubblico, ma non fra i politici. Pertanto, il comico di valore (quello che non campa grazie agli appoggi politici che gli permettono di esibirsi alla Rai o ricevere le sovvenzioni statali per i suoi spettacoli) se la prende col politico perché quello vuole il pubblico. E' un successo assicurato. "Piove, governo ladro!" è un epiteto assai popolare tra il popolo per sostenere che qualsiasi cosa che non va è colpa del governo in carica, di qualsiasi colore esso sia, in quanto dedito solo a fare gli interessi della casta. Una buona fetta di elettorato arrabbiato con i partiti c'è sempre stato: le schede bianche, quelle con gli insulti, il disinteresse per le votazioni, i voti dati alla pornostar Cicciolina o il leader di Autonomia Operaia Toni Negri, e così via non sono altro che la tangibile forma di quello che i politici chiamano (sbagliando) qualunquismo: disinteresse e dissacrazione della politica. Il pubblico gode nel veder tartassati (almeno a parole) i politici e questo gli ha dato Beppe Grillo col suo V-day. Ad ogni vaffa... il pubblico ha applaudito. Una sorta di liberazione collettiva, non potendo mandare di persona a quel paese la casta, ha implicitamente delegato allo scopo Grillo. Ma predisporre programmi politici non è compito dei comici. Ad ognuno il suo mestiere, infatti le tre proposte hanno luci e ombre che richiederebbero un lungo esame. Ma ci ritorneremo. |