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Le proposte di Grillo PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
venerdì 28 settembre 2007

Le tre proposte politiche di Beppe Grillo riguardano l'inelegibilità al Parlamento dei condannati e la decadenza immediata dei parlamentari già eletti, il limite di due legislature per ogni carica, il ripristino del voto di preferenza per l'elezione al Parlamento. Tre proposte da discutere ma che non rappresentano una soluzione, anzi...

La Costituzione italiana fu varata da un consesso di rispettabili padri della Patria che l'avevano pensata per anni, durante il fascismo, e che avevano lungamente confrontato le loro opposte idee (comunisti, liberali, democristiani, ecc.) giungendo all'equilibrio costituzionale.

Era stato permesso l'accesso al Parlamento dei condannati in base alla constatazione che sarebbe bastata un'accusa falsa per mettere sotto processo un avversario eliminandolo dal gioco politico. Non avevano pensato alla possibilità, come oggi si è verificato, che mafiosi, corrotti e corruttori già condannati sarebbero potuti accedere con tutti gli onori nelle stanze delle istituzioni. Tale eventualità doveva essere regolata dal normale codice civile e penale. Tra i condannati in via definitiva dalla Cassazione potrebbero esserci degli assassini o dei resistenti alle forze dell'ordine (magari in piazza durante un comizio) oppure condannati per non aver pagato una multa stradale non recapitata. Il principio è giusto, occorrerà definire i casi di inelegibilità. Per esempio esentare i reati d'opinione o quelli puniti con sanzioni pecuniarie minime.

Tra i parlamentari ci sarà pure qualcuno intelligente ed onesto che sappia interpretare le istanze del Paese, vagliare ed elaborare le proposte di legge, vigilare sulla pubblica amministrazione e così via: vogliamo proprio mandarlo a casa per sostituirlo con degli sconosciuti, che hanno saputo solo accattivarsi i consensi necessari per varcare la porta del Parlamento? Dato che il Senato è un doppione della Camera col risultato di far perdere tempo alla snella elaborazione ed approvazione delle leggi non sarebbe meglio riformarlo? Al tempo di Benito Mussolini il re nominava i senatori scegliendoli tra scienziati, letterati, artisti, ecc. Mussolini addirittura vagheggiava un Senato composto da rappresentanti delle arti e dei mestieri. Fare un Senato consultivo composto da rappresentanti delle regioni, degli ordini professionali e delle maggiori e riconosciute associazioni, con l'aggiunta di quei parlamentari che si siano distinti alla Camera per competenza e serietà (scelti da un organo terzo) sarebbe proprio sbagliato? Tre legislature di permanenza nel seggio della Camera (quindici anni) potrebbero essere accettabili, anche per far rimanere dei parlamentari competenti.

Sulla scelta da parte dell'elettore di chi eleggere non si discute. Ed anche sulla scelta di un solo nome. Quando se ne votavano quattro, è dimostrato, veniva meno la segretezza del voto: a qualche cittadino veniva impartito l'ordine di come scrivere i nomi scelti, ovviamente per controllare, durante lo spoglio, se aveva eseguito quanto dettogli. Quindi scegliere un solo nome da una lista regionale o nazionale. Ricostituire i collegi uninominali significa tornare a zone geografiche che variavano a seconda delle maggioranze esistenti in zona, per meglio consolidare il potere, o - peggio - mettere nelle mani del boss locale gli esiti del voto.

In ogni caso, tutte le proposte provenienti dal popolo sono da esaminare e discutere e - nei paesi democratici - non possono essere ignorate. Anche perché le proposte, gli emendamenti ed i suggerimenti delle grandi associazioni, industrie, banche, ecc. sono giornalmente accettate ed adottate secondo una prassi consolidata. Quindi i poteri forti sì e il popolo no?  Allora se vi arriva un vaffa, cari parlamentari, vuol dire che ve lo meritate.

Ultimo aggiornamento ( martedì 20 novembre 2007 )
 
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