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Il clima cambia PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
mercoledì 10 ottobre 2007

La seconda guerra mondiale ha portato cicloni di novità che, progressivamente, hanno cambiato il nostro modo di vivere e di pensare.

Sempre più in questi ultimi cinquant'anni, nelle chiacchiere oziose della gente comune, si è andati dicendo che il clima stava cambiando, che le stagioni intermedie (primavera e autunno) erano destinate a sparire. Ora ce lo confermano illustri scienziati: la terra si surriscalda, i ghiacciai si sciolgono, le razze umane si mescolano, il cibo non è più come quello di una volta, e così via.

Anche la vendemmia quest'anno è stata anticipata, a riprova che la stagionalità agricola si è alterata. Il 14 ottobre non si vendemmia più, non solo sui campi ma anche nei gazebo per eleggere il futuro segretario del nascente Partito democratico; nel senso che l'affluenza sarà scarsa, quasi un flop.

E' la disaffezione alla politica, anzi l'antipolitica. Il popolo vota sempre o contro o in favore di qualcuno e, a ogni competizione elettorale, concede la fiducia a un novello messia politico. Nel 1994 dette la fiducia a Silvio Berlusconi l'uomo nuovo, cioè lontano dai partiti; fu deluso e riversò la fiducia su Romano Prodi che si presentò se non nuovo, perlomeno lavato e stirato. Oggi il popolo guarda altrove ma non vede nulla all'orizzonte: Luca Cordero di Montezemolo smentisce la sua entrata nell'agone politico, Beppe Grillo è un attore....

Monta l'insoddisfazione, dalla prossima settimana sono annunciati scioperi, manifestazioni di piazza e le consuete liti tra i membri di governo (membro, quale opportuna definizione per definire la compagine di Romano Prodi). Non bastavano le esternazioni di Grillo e il successo de La Casta (un elenco di fattacci politici che è tutto il contrario di quello che potrebbe far pensare il titolo del libro, altro che casti, sono scellerati).

Tutto porta al distacco tra popolo e istituzioni, ed anche alla fine ignominiosa di Prodi e dei suoi compari, senza alternative fattibili al voto anticipato. Ma un'ombra minacciosa avanza e incute timore: se governo e parlamento dovessero andare prematuramente a casa le cappe di ermellino avrebbero la strada spianata. Un altro 1992?

Ultimo aggiornamento ( martedì 20 novembre 2007 )
 
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