Cifre ufficiali dichiarano l'esistenza di ottocento enti inutili ed ottomila enti comunali a partecipazione mista che elargiscono stipendi e gettoni di presenza a oltre mezzo milione di persone agganciate alla politica. Enti inutili creati solo per favorire raccomandati di ferro o peggio intrallazzatori. Tutto ciò a fronte di milioni di lavoratori precari.
Un welfare che voglia veramente essere equo dovrebbe contemperare le due categorie, quelle dei fannulloni che sono stipendiati a vita e quelle dei precari con contratti rinnovabili sino a trentasei mesi (tre anni + altri tre con "l'assistenza" dei sindacati tradizionali): e dopo i sei anni? Indro Montanelli era solito raccontare che, svolgendo un'inchiesta sulle sigle misteriose dei vari enti sovvenzionati dallo stato, andò in una sede (così come indicata dal decreto di elargizione) e constatò che era l'abitazione di un anziano signore che, grazie a quella sigla, integrava la misera pensione. Un ente inutile mantenuto per fini assistenziali; ma ora che c'è l'assegno ai non capienti (coloro che non raggiungono un reddito di novemila euro annuo) molte di queste sigle che si reggono per pura carità potrebbero essere sciolte, anche per non cumulare redditi. Peggio è il caso degli enti che non hanno nulla da fare o che si inventano artefatte pezze d'appoggio per giustificare l'elargizione pubblica. E' il concetto stesso di sovvenzione che andrebbe abolito, quindi basta con i contributi alle sigle (sia di partiti che delle cosiddette onlus assistenziali, tanto per fare due esempi); è tempo di finirla con l'intermediazione che aumenta solo i costi generali senza apportare benefici. Se i soldi pubblici devono andare a qualcuno o per qualcosa vadano direttamente a chi ha diritto all'elargizione (non capienti ma che siano veramente tali, invalidi per l'acquisto di protesi o assistenza, puerpere in stato di necessità e pochi altri). L'intermediazione costa e ritarda l'assistenza, rimangano in piedi solo pochi e tradizionali enti (Cri, ente ciechi, autentiche comunità montane, ecc.) gli altri si mantengano da soli o con l'aiuto privato. Per esempio: lo stato versa un x (calcolato forfettariamente in base al bilancio disponibile diviso i casi e le situazioni) a una persona bisognosa di cure fisioterapiche o di protesi; con quel sussidio la persona deciderà cosa fare: o le spenderà per protesi o per fisioterapia o l'uno e l'altro aggiungendo del suo. Quindi sceglierà liberamente l'officina o il centro specialistico privato cui vuole affidarsi generando concorrenza di mercato che abbassa i costi e aumenta i benefici agli assistiti. E nel campo della sanità, della famiglia e della protezione sociale pullulano gli enti inutili. Nell'altro versante esistono dei lavoratori precari che non sono in grado di decidere sul loro futuro. Rispetto ai dipendenti pubblici o a quelli con il contratto indeterminato rappresentano una vera e propria ingiustizia sociale. Per tamponare l'inconveniente in Spagna sono pagati di più. Non potremmo, per esempio, decidere legislativamente una consistente maggiorazione della paga di cui la metà nelle tasche del lavoratore e l'altra sul suo fondo pensione? Le aziende avranno la loro libertà (quello che cercano) ma la categoria sarà più protetta.
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