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Ragioniamo sulla disinformazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
giovedì 25 ottobre 2007
Pubblicato su Scienza e Tecnica anno LIX n.313 (ottobre 1996)

Dal mensile della Sips/Cnr un estratto dagli atti del Convegno "La disinformazione in campo scientifico e tecnico".

La disinformazione non pervade solo il campo scientifico e tecnico ma anche quello politico, amministrativo e persino nei banali fatti di cronaca raccontati dai mass-media [...] Dobbiamo allora chiederci perché esiste la disinformazione. Ma per fare questo dobbiamo risalire al meccanismo di come avvengono le trasmissioni delle informazioni.

Tra gli elementi della comunicazione indicati in uno studio del prof. Meazzini citiamo, tra i più importatnti, l'emittente (colui che invia le informazioni), il destinatario (colui che le riceve), il canale mediante il quale le informazioni giungono, la codificazione/decodificazione delle informazioni ed il contesto in cui si verifica la comunicazione.

In questo quadro l'emittente ed il ricevente a volte non sono sullo stesso piano: una cosa è la chiacchiera tra due massaie e il discorso tra due filosofi, un'altra la conversazione tra filosofo e massaia o un articolo tecnico-scientifico per un estraneo alla materia. Tra un fisico nucleare ed un contadino che ha visto la distruzione dei suoi raccolti saranno diversi anche gli interessi: il primo ricercherà le cause dell'inquinamento, il secondo a chi attribuire il danno.

Nello scambio di notizie od opinioni la codificazione/decodificazione da parte dei soggetti interessati all'argomento riflette la cultura dell'emittente e del ricevente, ma anche le attese, gli interessi e i bisogni dei singoli soggetti nonché l'ambiente in cui avviene la comunicazione. La banale frase "domani sarà una brutta giornata" può avere diverse interpretazioni: per lo studente sarà riferita all'annunciata interrogazione, per il postino alle previsioni metereologiche, per l'operatore di borsa al mercato dei cambi. Nella trasmissione di una notizia non è estranea, specie nei mass-media, la volontà dell'emittente di influenzare il ricevente per un tornaconto personale (singolo o collettivo); si enfatizza il dato di ricerca per magnificarsi o predisporre il terreno alla richiesta di ulteriori contributi [nel campo scientifico]; per non citare le dichiarazioni politiche destinate solo a farsi pubblicità. Non per nulla esistono gli uffici stampa e le public relations.

Se nella società della carta stampata il messaggio perveniva ad una ristretta cerchia di persone alfabetizzate, in grado quindi - attraverso la lettura - di pensare, riflettere, ponderare quanto letto, nell'odierna società dell'informazione (preminentemente sensoriale, cioè televisiva) il messaggio giunge a domicilio e coglie di sorpresa la quasi totalità del genere umano industrializzato. La televisione moltiplica gli utenti del messaggio rispetto alla carta stampata, sollecita le emozioni e presenta una realtà virtuale tesa a creare un'opinione pubblica che, una volta affermatasi (anche se erroneamente o su dati falsi o imprecisi) è difficile da smontare o ricondurre all'obiettività. Il peso dell'emozione e della massa degli utenti supera di gran lunga qualsiasi ragionevole dato di fatto.

La disinformazione si può arginare solo con una cultura dell'informazione, cioè con l'inserimento nei programmi scolastici del "metodo" di interpretazione scientifica degli elementi della comunicazione che prescinde da "chi" ha detto per privilegiare "cosa", "come" e "dove". Il cosiddetto metodo inde. La disinformazione non sparirà mai perchè è connaturale al genere umano ma almeno quella tecnico-scientifica dovrebbe ancorarsi ai fatti anche se eternamente problematici, sino a prova contraria.

E' una questione di cultura e di civiltà. Quindi di risoluzione politica.

Ultimo aggiornamento ( martedì 20 novembre 2007 )
 
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