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Non c'è più religione PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
lunedì 05 novembre 2007

Quando il popolo vede vacillare alcune certezze consolidate suole dire che "non c'è più religione". E, in questi tempi, di princìpi e valori che si sono volatizzati ce ne sono parecchi. Mentre altri sono in bilico.

Una volta. quando la giustizia condannava qualcuno, si diceva che lo faceva in modo esemplare; cioè il reo scontava la pena sino all'ultimo giorno, salvo un'eccezionale grazia concessa dal re o dal presidente della repubblica. Ma erano pochi casi, eccezionali appunto. Ora sappiamo che brigatisti o pluriomicidi scontano la pena (se si può chiamare ancora così) nel proprio appartamento o in lussuosi alberghi, ove hanno messo in piedi aziende commerciali (in nero) allietati dalla compagnia di splendide fanciulle.

Un ministro, nell'Italietta del Novecento, si dimise perché lo accusarono di essersi impossessato di un calamaio. Nell'Italia del Duemila un suo omologo ha ritenuto di portarsi a casa le penne (d'oro) con cui lui aveva sottoscritto il giuramento di fedeltà agli interessi della Patria e che il presidente della repubblica aveva controfirmato con l'altra penna, a garanzia del solenne impegno. Forse il giuramento non è stato sufficiente per il ministro: meglio le penne in bella mostra nel suo salotto. La visione quotidiana dei ricordi della cerimonia rafforza l'impegno preso adeguandolo al valore degli oggetti. La parola non basta più, neanche la stretta di mano o il giuramento. Qualcosa sta veramente cambiando.

Oggi, se un ministro viene indagato o sussiste una parvenza di accertamenti su fatti accaduti intorno alla sua persona o ai suoi compagni di merenda, scatta la querela, il trasferimento del magistrato, l'avocazione della pratica o, al limite, il rinchiudersi a riccio dei compagni del parlamento per sostenere l'illegittimità del provvedimento.

Il giornale L'Unità da sempre è stato l'organo dei comunisti italiani; ora abbiamo appreso che tra gli azionisti finanziatori del quotidiano comunista c'è uno dei proprietari di Libero, il giornale dell'acerrimo nemico dei comunisti: Silvio Berlusconi. Un altro mito è crollato. 

Un pubblico ministero (istituzione dello stato) svela di aver ricevuto pressioni da un'altra istituzione e querela l'arma dei carabinieri (ulteriore istituzione). Di questo passo dove si andrà? E' proprio il caso di dire che non c'è più religione.

Ultimo aggiornamento ( martedì 20 novembre 2007 )
 
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