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Scritto da Giulio D'Orazio
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martedì 06 novembre 2007 |
Come è noto in una zona periferica di Roma una donna è deceduta in seguito all'aggressione di un immigrato. Un fatto di cronaca nera che ha commosso ed indignato tutti gli italiani, rispolverando rancori giusti contro i delinquenti e ingiusti contro la totalità degli immigrati.
Nelle ore successive al fatto il governo ha approvato, con insolita tempestività, uno stralcio del disegno di legge sulla sicurezza relativo all'espulsione degli immigrati indesiderati. La televisione e la stampa hanno dato un risalto mediatico al delitto compiuto dal giovane rumeno e altolocati personaggi pubblici hanno espresso estemporanee, quanto preparate, dichiarazioni ed indignazioni al di la del verosimile, recandosi sul luogo della tragedia. Il sindaco di Roma ha presentato alla famiglia le condoglianze sue e della città: è il minimo che poteva fare stante il ruolo da lui ricoperto nella città ove è avvenuto il delitto. Il ministro della difesa è subito accorso in quanto il marito dell'assassinata è un militare in servizio. Il leader di Alleanza Nazionale si è recato sul luogo della tragedia, anche perché il partito che rappresenta è forse l'unico che ancora crede nell'onore, la Patria e il dovere di servirla in armi. Un trattamento stridente con tanti altri omicidi di donne compiuti da immigrati in questi ultimi anni. Solo la Lega di Umberto Bossi è stata sempre coerente nel chiedere severi provvedimenti in casi consimili. Gli altri solo ora hanno voluto far vedere e dimostrare che è giunto il momento di intervenire con decisione. Un dubbio ci assale: se il marito della compianta assassinata non fosse stato un ammiraglio della marina militare, quindi un appartenente alla casta dei militari, i politici come si sarebbero comportati? Come tutte le altre volte? |
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Ultimo aggiornamento ( martedì 20 novembre 2007 )
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