In proposito riportiamo un recente intervento svolto il 16 dicembre 2005 all'Istituto Luigi Sturzo, al convegno "La formazione nel mondo del lavoro" organizzato dall'Associazione nazionale sociologi.
Nel giugno del 1994 ci chiedemmo quali sarebbero state "Le professioni sociologiche e il ruolo del sociologo in Italia alle soglie del 2000" quantificando in quattromila posti le possibilità di occupazione nel volgere di pochi anni per i laureati in sociologia che avrebbero scelto un percorso attinente allo studio dell'opinione pubblica. Quella che dopo qualche anno sarebbe divenuta Facoltà di scienze della comunicazione scippando ai sociologi le possibilità occupazionali più appetitose. Il sociologo dovrebbe essere quel professionista in grado, sulle base delle tendenze rilevate, di prevedere gli scenari sociali ed i loro riflessi sull'opinione pubblica invece il corso di laurea in sociologia è sempre stato un corso di retroguardia culturale, più attento alle metodologie provenienti dagli Usa che alla riscoperta dei fermenti italici.
Agli inizi degli anni Settanta del Novecento il generale Adriano Magi-Braschi propose l'attivazione della Psicologia sociale (sulla stregua di quanto già in vigore al Centro di alti studi militari) ma l'allora Magistero rispose che non lo riteneva confacente. Solo dopo qualche anno la disciplina di Kurt Lewin ebbe l'onore di una cattedra a sociologia. Fin dagli anni Cinquanta, grazie a Guido de Rossi del Lion Nero ed al senatore Giuseppe Caron, vennero diffusi i principi delle Relazioni pubbliche; dopo mezzo secolo la disciplina ha trovato un suo corso di laurea all'università di Udine e Gorizia.
Da qualche anno è entrata in facoltà la Sociologia dell'emigrazione, i primi testi risalgono al 1987 quando il ministero della Pubblica Istruzione distribuì nelle biblioteche scolastiche 500 copie dell'omonima pubblicazione. Nel 1939 il controspionaggio della Marina militare attraverso la lettura dei giornali ricavava informazioni sugli stati esteri, nel 1940 Paul Lazarsfeld e Harold Lasswell attuarono un metodo analogo denominandolo "analisi delle informazioni contenute" (Content analysis). Oggi tale metodologia la si attribuisce agli Usa e viene denominata Open source intelligence (ricerca a tutto campo) mentre gli italiani la conoscevano come "in.de." (indagine demodossalogica). Nonostante un saggio apparso sulla rivista Sociologia (n. 1-3 anno XXVII del 1993) che auspicava che il metodo "raccolto da altri docenti possa essere rivalutato e divulgato per non disperdere un patrimonio tutto italiano" la disciplina ancora non ha trovato accoglienza tra i sociologi.
Da qualche anno emerge la tendenza di non considerare il sociologo estraneo alla fondamentale conoscenza di settori delle Scienze naturali in quanto sempre più si attribuisce alla matematica di precedere coi calcoli e poi verificare statisticamente le scoperte sia nel micro che nel macro, sia in astronomia che in biologia, ritornando all'impostazione della "fisica sociale" del fondatore della sociologia Auguste Comte. Di avere cioè la capacità di confrontarsi con l'ambiente e con i fondamenti della scienza naturalistica per studiare influenze, convergenze e costanti, riconquistando il passo in un'epoca in cui la stessa fisica tende alla scoperta di un'unica legge originaria per poi correlarsi nella quotidianità del sociale. In modo molto timido la sociologia si è aperta a corsi che si correlano con le scienze sociali, per non arrivare tardi i tentativi andrebbero incoraggiati.
Così come il corso di laurea dovrebbe, proiettandosi verso il futuro, imboccare a piè sospinto la qualità e l'innovazione come discipline fondamentali di studio al fine di garantire ai sociologi sbocchi occupazionali sicuri e soddisfacenti. Fare un balzo in avanti è una condizione necessaria per non relegare la sociologia tra le lauree inutili e contrastare i "laureati per meriti professionali" che stanno emergendo in virtù di un recente decreto governativo che sforna lauree senza il regolare percorso di studi ma in base ad un curriculum, equiparandole alla "vera" laurea.
E' dal convegno nazionale del 2003 che i demodoxaloghi (in particolare da Guglielmo Lucentini) auspicano l'introduzione dello studio della qualità e dell'innovazione, specie a sociologia, ma solo dall'anno accademico 2007-2008 essa è stata introdotta, all'università di Roma La Sapienza, ad opera di Maria Immacolata Macioti.