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Parlamento e democrazia PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
giovedì 22 novembre 2007

Il Parlamento è il luogo dove dei personaggi rappresentano gli elettori, cioè le idee, i bisogni e i valori di una moltitudine di cittadini. Idee che si confrontano e si scontrano per trovare un accordo che contemperi le varie esigenze nell'interesse del Paese e non della fazione che i portatori della delega rappresentano.

Se in una assemblea provinciale di mille convenuti, tanto per fare un esempio, due partecipanti non sono d'accordo con le tesi della maggioranza (gli altri 998) non è detto che i due dissidenti debbano essere estromessi dall'assise (per il solo fatto di essere infima minoranza). Saranno minoranza e dovranno accettare le decisioni della maggioranza, così come farebbero se la minoranza fosse anche del 49%. Le idee per passare dalle menti divergenti alla massa impiegano molto tempo poiché l'uomo è per sua natura diffidente delle novità e si adagia sul ripetitivo (la moda, le usanze, l'imitazione, ecc.). I cambiamenti repentini avvengono in presenza di calamità naturali, belliche, rivoluzioni, o in conseguenza di un prolungato sotteraneo malumore.

Se su dieci milioni di cittadini il due per cento (cioè duecentomila persone) diverge dagli altri non possiamo mettere a tacere la voce e la possibilità di esprimersi a quella minoranza. Stabilito che - mediamente - per eleggere un rappresentante del popolo occorrono duecentomila voti, tale minoranza dovrebbe avere il diritto di mandare il suo rappresentante in Parlamento. Prendiamo per esempio gli altoatesini di matrice culturale austriaca, residenti a Bolzano, e il loro diritto di rappresentanza attraverso un vero e poprio partito locale di lingua tedesca. Ma se un gruppo coeso per tradizioni, valori, cultura, di duecentomila e passa persone fosse sparso nelle varie regioni d'Italia dovrebbe avere un uguale diritto di rappresentanza, pari a quello del Partito popolare sudtirolese (duecentomila voti circa e tre senatori). Esempio di vera democrazia parlamentare, quello che è detto "rappresentanza proporzionale": in proporzione ai voti presi, tanti delegati in Parlamento.

Lo sbarramento, applicato in moltissimi paesi anche a regime democratico, è una forzatura della libertà individuale e di gruppo. L'intenzione di far tacere o non dare visibilità alle idee divergenti che un domani potrebbero divenire maggioranza scalzando le attuali maggioranze. Specie in una società come l'attuale, globalizzata e dell'informazione, dove si espandono esponenzialmente i micro-gruppi (o portatori di interessi, anche legittimi) in confronto fra loro. Sbarrare l'accesso al Parlamento alle minoranze sarebbe un atto antistorico e antilibertario, in sostanza antidemocratico.

Conveniamo sul fatto che, in presenza di tanti minuscoli portavoce della collettività, il Parlamento - ma soprattutto il governo - non riesce a trovare una giusta mediazione ed è sottoposto a ricatti che bloccano le iniziative legislative e la stessa attività governativa. Ma su questo argomento ci ritorneremo a proposito del voto proporzionale.

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 23 novembre 2007 )
 
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