Domenica 11 novembre. Una volta la giornata era ricordata per essere il giorno della vendemmia e la festa dei cornuti, ora solo in qualche paesetto di provincia si svolgono le sagre del calpestio dell'uva per farne vino e i motti e frizzi che accompagnano i mariti, presumibilmente o meno, traditi dalle mogli. Al calendario della memoria si sono aggiunte le battaglie degli ultrà delle tifoserie di calcio.
E' chiaro a tutti a cosa ci riferiamo anche se ci sono ancora dei lati oscuri. Un controsenso tra scuri e chiari? E' la caratteristica della moderna società. In questi giorni esce un film di Franco Battiato che, sin dal titolo Niente è come sembra, sostiene che le cose non sono come si vedono e che dobbiamo sforzarci di vederle come in effetti sono; un tema che è stato oggetto del IX convegno nazionale dei demodoxaloghi nel 2003 a Roccasecca dei Volsci. Ma non è di questo che vogliamo parlare. L'oggetto del nostro pretesto è l'uccisione del giovane laziale (militante di Forza Italia) e la guerriglia scatenata dalla tifoseria di mezza Italia di destra come di sinistra. Provocata forse da giovani che da tempo covavano il desiderio di assaltare e distruggere per dare sfogo alle pulsioni e agli ormoni giovanili, e forse anche alla rabbia di essere precari, o altro ancora. Da una parte ci sono gli errori della polizia, a tutti i livelli; occorre riconoscerlo non è il primo caso. In Svizzera per essere ammessi a fare il poliziotto occorre avere un titolo di studio superiore e dimostrare di lasciare un'altra occupazione, in quanto si parte dal principio che le forze dell'ordine sono al servizio del cittadino e lo devono servire con competenza e dedizione. Da noi si diventa poliziotto, carabiniere o agente nella polizia comunale perché non si sono trovati altri lavori, salvo poi protestare se la paga è ritenuta insufficiente. Dall'altra parte ci sono gli ultras che fanno capo ai circoli sportivi della squadra del cuore. Circoli e associazioni beneficiati da contabilità pro domo loro, faciltà nell'apertura e nello smercio di generi da bar, oltre che riduzione dell'iva. Tutto in nome della diffusione dello sport, dell'associazionismo, della cultura e così via. Luoghi di ritrovo che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono divenuti punti di incontro per la ricerca di consensi elettorali e/o smercio di droga; se non addirittura basi di partenza per atti teppistici o di criminalità spicciola. Se è vero che le cose non sono come ci appaiono, la conclusione è che tutte le congreghe (dalle sportive alle sindacali e alle politiche), salvo rare eccezioni, tendono a formare dei pubblici utilizzati come folla nei momenti di necessità. Folle che, spesso, sfuggono di mano ai controllori. Quindi sarebbe meglio abolire i privilegi fiscali e associativi per ridurre gli associazionismi inutili e dannosi, istituire un controllo sistematico nei locali, sui frequentatori e sui registri di cassa. Il mantenimento dei clan se lo paghino interamente i soci senza aiuti pubblici di alcun genere. |