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Due monopoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
mercoledì 05 dicembre 2007

La Rai ha tre reti nazionali generaliste e altrettanto Berlusconi con Mediaset.
La7 è la settima rete che si vede su tutto il territorio nazionale, oltre le sei citate, escludendo i canali residuali del digitale terrestre (dominati dagli stessi soggetti) e quelli satellitari (dove sostanzialmente vige il monopolio di Sky). Quante altre reti nazionali (visibili dalla totalità della popolazione con i tradizionali televisori) ci saranno? Vogliamo dire tre per un totale globale di dieci?

Se fossero dieci - molto improbabile perché altre tre reti con tali caratteristiche sul territorio nazionale non sembrano esserci - i sei canali su dieci tra Rai e Mediaset rappresenterebbero un vero e proprio monopolio, alla faccia dei piccoli operatori, della libertà d'informazione e di tutte quelle altre balle che si è soliti raccontare in simili occasioni quando si vogliono coprire i propri interessi.

C'è poco da girarci intorno, se la matematica non è un'opinione il 60% dell'emittenza televisiva tradizionale è in mano a due soggetti: uno pubblico e l'altro privato che detengono il 50% del monopolio totale che vale il 60% del mercato. Due soggetti che, in quanto monopolisti con pari calibratura, non avranno mai interesse a farsi una vera concorrenza ma solo alleanze per non far emergere reti nuove o indipendenti (e non solo nel maturo settore dell'analogico terrestre).

Culturalmente, un Paese che ha l'informazione mainstrem monopolizzata da soli due soggetti (oltretutto con riflessi padronali politici in entrambi i casi) può crescere democraticamente? Nella Rai spadroneggia la coalizione governativa di turno al potere, a Mediaset il politico a volte d'opposizione e a volte al governo. Siamo messi male.

Potremmo dire di essere un Paese veramente democratico quando gli attuali monopolisti avranno solo una o due reti tra quelle più popolari. Il 40% del totale. Quando un parlamento degno di questo nome sappia imporre una legge che li obbligherà a vendere sul mercato azionario almeno una rete ciascuno. Con una clausola: nessuno potrà avere più del 5% dell'intero pacchetto azionario della rete messa in vendita, onde evitare proprietà fittizie con prestanome.

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 05 dicembre 2007 )
 

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