Come abbiamo visto a proposito di "Parlamento e democrazia", la legge elettorale proporzionale (senza sbarramenti) ha la bontà di essere genuinamente democratica ma non tutela il governo da imboscate, inciuci o paralisi legislativa. Cosa fare per rispettare l'opinione e dare spazio in seggi e visibilità alle piccolissime formazioni politiche salvaguardando il governo e l'intera legislatura parlamentare?
Facciamo degli ipotetici esempi ritagliandoli sull'attuale situazione politica, riveduta e corretta ai fini esplicativi della nostra tesi, ponendo un parlamento composto da trecento deputati che alle elezioni politiche con il sistema maggioritario puro prendono un numero sufficiente di parlamentari così distribuiti: Forza Italia 60, Partito Democratico 60, Alleanza Nazionale 35, Partito Rifondazione Comunista 30, Democratici di Sinistra 30, Unione Democratici di Centro 20, Verdi 15, Liberaldemocratici 10, Altri (le listarelle con uno o due parlamentari) 10. Le due coalizioni, di destra come di sinistra, non potrebbero raggiungere la metà (151) del quorum necessario per governare in sicurezza. D'altro canto ripetere l'esperienza dell'attuale legislatura con accozzaglie di partiti che si uniscono solo per vincere, trascurando programmi e valori propri da riscoprire in determinati momenti solo come arma di ricatto politico, sembrerebbe un'esperienza superata. Ma pur sempre necessaria. Quindi il solito calderone? Non si può fare un passo culturale in avanti? Nella nostra attribuzione dei seggi, sopra ipotizzata a titolo esemplificativo, mancano 40 scanni. Rappresentano il premio di maggioranza che andrà al vincitore. Intendiamoci bene: non al partito e neppure all'eventuale coalizione. Un premio di quaranta deputati che spetta personalmente al presidente del consiglio dei ministri che vincerà il ballottaggio tra i due candidati che avranno preso il maggior numero di voti (come alle comunali). Quaranta deputati, da lui scelti, con i quali potrà contrattare con posizioni di forza la composizione del governo e l'appoggio dei partiti. In sostanza ad un primo turno elettorale si presentano le liste e i singoli candidati a premier di governo. Candidati anche svincolati dai partiti ma con particolari difficoltà nel corredo delle firme di presentazione e nella documentazione (casellario giudiziario, protesti, fallimenti, ecc.). I partiti che abbiano avuto nella legislatura uscente una rappresentanza di seggi di non meno del 10% potranno presentare il loro candidato senza pesanti formalità. Alle elezioni del primo turno si assegnano col proporzionale i 260 seggi ai partiti. Al secondo turno concorrono solo i due candidati a premier che avranno avuto il maggior numero di voti. Al vincitore saranno assegnati 40 seggi. Quaranta nominativi dichiarati al momento della candidatura e depositati in un apposito ufficio della Cassazione. Si suppone (e si spera) che i concorrenti vadano in cerca di personaggi, oltre che noti ed in grado di raccattare voti, di sicuro affidamento, prestigio e competenza nei vari campi, rassicurando gli elettori sulla loro onestà e capacità di saper resistere alle pressioni delle forze politiche ed economiche. E' un'idea tanto balzana per uscire dall'affardellamento di listoni sempre in lite fra loro? Oltretutto se un partito volesse togliere l'appoggio al presidente del consiglio, nel corso della legislatura, costui potrebbe contrattate con i suoi quaranta fedeli un'altra formazione poliica ed arrivare alla fine della legislatura con il proprio programma. |