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Democrazia plebiscitaria PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
venerdì 07 dicembre 2007

La scorsa settimana il nuovo zar della Russia Wladimir Putin ha vinto le elezioni con oltre il 70% dei consensi elettorali: un vero e proprio plebiscito anche se sussistono dubbi di taroccamenti. Silvio Berlusconi ha annunciato che ai gazebo si sono iscritti al nuovo partito, da lui fondato, più di un milione di persone. Sette milioni coloro che hanno firmato l'appello per mandare a casa Romano Prodi. Tre milioni e mezzo è stato il popolo di sinistra che ha incoronato Walter Veltroni a capo del Partito Democratico. Quattro milioni coloro che vollero Prodi alla guida del governo di centrosinistra.

Ma le piazze si sono riempite anche per il Family Day e le varie manifestazioni politiche, sindacali o in favore o contro la libertà sessuale. Il popolo in piazza è un'espressione di democrazia. Di democrazia povera: non avendo televisioni giornali banche o ricchezze varie, al popolo non rimane che occupare la piazza - in modo pacifico oppure turbolento - per manifestare il suo assenso o dissenso. Per manifestare l'opinione, detta appunto "opinione pubblica".

Nel suo fervore di poter contare qualcosa sui suoi destini e su quelli del Paese il popolo si reca alle urne ed esprime le preferenze per questo o quel personaggio politico che si presenta, col cappello in mano, a chiedere consensi e voti. Un politico della prima repubblica che fu anche ministro del turismo e spettacolo, Alberto Folchi, soleva dire: "meno applausi e più voti". Un insigne poeta romanesco, non ricordiamo se Belli o Trilussa, ci raccontò che il re, affacciandosi al palazzo disse: "io sono io, tu popolo non sei un c..". Concetti diversi per sottolineare come quello che veramente conta è il potere, il resto è apparenza, immagine di democrazia. Come le piazze piene o la fila ai gazebo per "ratificare" decisioni già prese da chi veramente ha il potere.

Televisioni, giornali, banche, grandi aziende: non per nulla tutti i partiti ci vogliono mettere le mani e anche il sedere (sulle poltrone). Il denaro non ha odore dicevano i latini: l'affermazione è stata fatta propria dalla mafia ma non dispiace neppure ad altre categorie di personaggi che contano. Se il motore del mondo è il denaro, come dicono gli economisti, basta averlo per comandare e comprare ciò che serve al suo accrescimento.

Basta poi salvare la faccia. Come, per esempio, convincendo il popolo alle adesioni di massa (nelle piazze o nelle urne); quelle adesioni che in passato furono d'appoggio al fascismo, al nazismo, al comunismo, e così via, e che oggi vorrebbero essere segni di consenso per Putin, Berlusconi, Prodi, Veltroni, ecc.

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 07 dicembre 2007 )
 

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