In proposito riportiamo quanto ha scritto la decana dei demodoxaloghi Dora Drago Lopez Jordan nel suo saggio su La letteratura medioevale europea, nelle sue radici classiche e cristiane (Libroitaliano, Ragusa, 2004):
Il Berchet nella Lettera semiseria afferma che Omero, Shakespeare, Calderon, Camoens, Racine, Schiller sono per lui italiani, come Dante, Ariosto, Alfieri, perché "la repubblica delle lettere è una e i poeti ne sono tutti indistintamente concittadini".
Ugualmente il Manzoni, in un verso nel carme In morte di Carlo Imbonati dice di Omero: "E patria egli non ebbe altro che il Cielo". Ecco l'idea della supernazionalità delle lettere e quella, implicita e ricorrente nei secoli, delle divinità dei poeti e degli artisti in genere.
Abbiamo dunque il dovere di studiare le opere dei grandi del passato, a qualunque paese essi appartengono, perché sono tutti ugualmente "nostri"; abbiamo il dovere, che è anche nostro diritto e nostra gioia profonda, di rivivere nel nostro animo quelle emozioni e quei sentimenti che li hanno ispirati, per sentirci vicini ad essi, per comprendere meglio lo spirito e la lezione eterna di "humanitas" e di bellezza che li ha ispirati [...]
E' quindi particolarmente importante oggi, e ancor più domani, quando l'unità europea sarà un fatto totalmente compiuto, essere ben consapevoli di ciò che ci unisce culturalmente e spiritualmente, di quanto cioè la cultura europea sia debitrice di quella italiana e di quanto questa a sua volta debba a quella europea o per meglio dire "occidentale". [...]
La matrice della nostra cultura dunque è europea ed è europea perché cristiana ed erede di quell'immenso patrimonio letterario, filosofico, artistico, scientifico che è la civiltà greco-latina. Gli spiriti cristiani hanno vissuto drammaticamente il contrasto con la civiltà "pagana" che rifiutavano perché fiorita al tempo "degli dei falsi e bugiardi", ma di cui riconoscevano il valore e la grandezza. [...]
Lo stesso Gregorio Magno, che pure in una lettera rimproverava a Desiderio, vescovo della Gallia, di insegnare le leggi della lingua e dello stile latino ("non è giusto - egli scriveva - che nella stessa lingua in cui si sono cantate le lodi di Giove, si cantino quelle di Cristo") è egli stesso un delicato poeta in lingua latina.[...]
Abbiamo fin qui tracciato un breve excursus delle manifestazioni letterarie nei vari paesi dell'Europa medioevale ed abbiamo sottolineato quanto questi, anche quelli geograficamente più lontani dai centri in cui nacque e fiorì la civiltà occidentale, cioè classica e cristiana insieme, abbiamo di tale civiltà assimilato cultura ed ideali, costituendo quasi una sorta di "repubblica europea delle lettere e dello spirito".