Ogni individuo o soggetto, specialmente se vivente, ricerca in ogni ambiente la sua convenienza contingente supponendo che si trasformi in universale e permanente. Spesso, quanto è nell'ambiente in quanto territorio, subisce l'impatto tecnologico, sociale ed "economico" degli individui e/o dei soggetti presenti in quell'ambiente in un certo spazio-tempo. Per la diversa reciproca magnitudine di impatto, seguita dai reciproci processi di equilibratura, stabilizzazione o incremento di attività, si verificano, in tempi non sempre previsti o prevedibili, effetti contrari agli scopi inizialmente perseguiti. Si aggiunga che natura non facit saltus, mentre i soggetti intelligenti tendono a farlo, sia per problematiche oggettive, sia per business che per prestigio. Tutte componenti che incidono profondamente nell'economia di un ambiente, nei suoi spazi, tempi, assetto. I tre ambiti molto sviluppati dai Romani, citati da Plinio il Vecchio, tutti resi possibili dal relativo sviluppo tecnologico e mentalità normativa normalizzante, oltre alla disponibilità di un ambiente ancora solo parzialmente invaso, costituirono leve di economia, prestigio, business di magnitudine interattiva incalcolabile. Tutti offrono numerosissimi algoritmi archeodemodoxalogici compositi per valutare gli effetti di tanto impiego di risorse tangibili e intangibili finalizzato a profonde modifiche ambientali. Tra i molti, esemplificativi dell'effetto boomerang delle modifiche ambientali tese al miglioramento tecnologico dell' hic et nunc, accenniamo:
Lo "zero chilometrico" delle strade italiane parte da Roma. La "pietra miliare aurea" era una colonna marmorea rivestita di bronzo, collocata nel Foro, presso il Tempio di Saturno, che recava incise le distanze tra se stessa e le principali città dell'Impero, in milia (milium= circa mille piedi, cioè 1548,27 metri. Questa corrispondenza in metri varia di poco a seconda di chi scrive.), segnati dalle pietre miliari. Era detta umbiculus Urbis Romae; da essa partivano, in direzione il più rettilinea e pianeggiante possibile, vie per ogni direzione. I Romani abbatterono o superarono ostacoli di qualsiasi tipo, con un sistema di Qualità integrale e l'impiego standardizzato dei supporti costruttivi tecnologici, avendo come target fondamentale concettuale: Veni, vidi, vici. Le vestigia del livello tecnologico romano ci dicono che la loro costruzione fu improntata sui criteri di "indagine ambientale", "piani e progetti di fattibilità", "progettazioni esecutive efficaci all'insegna dell'economia conveniente", equivalenti al no muda giapponese moderno o gli europei comunitari "principi di economia e di proporzione", che non significa lesinare su materiali, maestranze e spese. In quanto alle finalità, i genieri e ingegneri romani nulla possono invidiare agli architetti ed ingegneri moderni: sono un eccellente tecnologo con mentalità standardizzata, ho davanti a me un territorio da modificare a mio assoluto piacimento e grazie al mio grado di evoluzione tecnologica normata, incaricato di conferire col mio operato prestigio al potere del committente o del curatore, quindi posso TUTTO. Sed omnia in mensura et numero et pondere disposuisti. Chi scriveva si rivolgeva alla Sapienza. I Romani superarono ogni ostacolo, compensandone gli avvallamenti con viadotti e ponti, o tagliando colline e montagne, anziché aggirarle; standardizzarono i metodi di costruzione e i parametri di misura. Raggiungere ogni punto dell'Impero era standardizzato, prevedibile e affidabile. Ne derivarono tabelle di marcia e un efficiente servizio postale, ma soprattutto una efficientissima struttura per poter raggiungere velocemente e certamente qualsiasi parte dell'Impero. Come in tutte le incessanti interrelazioni fra i componenti l'ambiente demodoxalogico (ambiente che comprende anche chi è al suo interno e non soltanto quello intorno ad un soggetto/oggetto), ogni innovazione ha un suo effetto boomerang di magnitudine, estensione e durata variabili, tutti rilevabili considerando l'algoritmo spazio-temporale relativo. Come tutte le strade costruite da Roma per poter esercitare il suo potere, deterrente e prestigio su ogni terra e popolo conquistati, così, quando le motivazioni imperiali decaddero, gli invasori e predoni trovarono un efficientissimo sistema standardizzato, per invadere comodamente l'Impero e Roma stessa. Un effetto boomerang in ambito più ristretto (uno dei tanti possibili esempi) è dato dai solchi scavati nel basolato dalla quantità e frequenza di carri che resero vivo il commercio e le comunicazioni viarie di Roma, ma al contempo determinarono la standardizzazione dello scartamento tra le ruote e la cristallizzazione degli spazi tra gli "scandali" di attraversamento pedonale nelle vie cittadine e la dimensione delle strade stesse.
Gli esseri viventi hanno, tra i bisogni primari, quello di assumere e usare acqua quotidianamente. Gli uomini, tra i bisogni secondari e terziari hanno avuto bisogno di acqua in quanto forza motrice non animale fino all'invenzione della macchina a vapore di Watt, che li svincolò dalla necessità logistica di stabilire i loro insediamenti urbani o industriali vicino a corsi d'acqua o in zone costantemente ventose.
La tecnologia idraulica degli acquedotti romani anticipò la funzione della macchina a vapore di Watt, in quanto permise ai Romani di approvvigionarsi di acqua per usi civici o motori, indipendentemente dalla vicinanza al corso d'acqua o bacino di captazione e portarla, alla velocità e caduta desiderate, ovunque fosse opportuno in base ai loro piani. L'acqua poteva venir filtrata e potabilizzata (anche se per conoscenza empirica e non batteriologica) per mezzo di camere di decantazione e filtri minerali. Significava dissetare la popolazione, abbellire le città, tenerle pulite, avere forza motrice non animale, lasciare un imponente e duraturo segno di prestigio. Non a caso quasi ogni acquedotto porta il nome della persona che ne curò ufficialmente l'allestimento e, dopo due millenni tale nome viene indefettibilmente pronunciato e scritto, in riferimento al manufatto ancora esistente. Quali sono stati gli effetti boomerang ? Molti, naturalmente. Ne citiamo due: per il primo è noto che la fornitura capillare di acqua in città a mezzo di tubazioni in piombo (le ultime e più vicine all'utente nella "filiera" di distribuzione) sembra abbia causato il diffuso saturnismo che contribuì a rendere imbelle la potenza di Roma divenendo foriero della caduta del suo Impero, come concausa ambientale. Il secondo, secondo l'opinione di chi scrive, è che il successo di tanto prometeo dominio del territorio ridusse l'attenzione ai pericoli che comunque derivano dalla sua gestione, dimenticando le abilità elementari di rapporto con l'ambiente meno tecnologicamente modificato. Sottile è il margine tra espansione tecnologica ed economica e i loro collassi in rapporto alla sopportabilità ambientale. La perfetta macchina che aveva liberato l'Impero dalla logistica delle fonti di approvvigionamento idrico, in mano a gruppi umani diversi (diciamo di diverso livello di sviluppo tecnologico), divenne un rudere. Uno splendido, stupefacente rudere, da reinventare, molto tempo dopo, trasmutato nell'adduzione governata di acqua fatta vapore e compressa, agli albori della Industrial Revolution. In un ciclo successivo, a noi contemporaneo, qualcuno pensò bene di utilizzare il presente livello tecnologico per costruire la più prestigiosa tra le dighe, su un grande fiume orientale. E' quotidiana notizia che la costruzione di dighe altera severamente le interrelazioni fra le componenti climatiche e che gli invasi artificiali, enormi riserve di energia potenziale, hanno una serie di enormi costi ambientali in senso lato, considerando l'ambiente un tutto che ha in sé territorio, popolazione, risorse, perennemente interagenti fra loro. Alterandone severamente l'equilibrio di coesistenza, si viene a creare un non sufficientemente previsto cambio di rapporti interagenti, dall'igiene alle forze fisiche. La creatura frutto del potere derivante dalla evoluzione tecnologica, può generare e purtroppo spesso genera impatti ambientali ingovernabili.
La Cloaca Maxima nacque come struttura idraulica di drenaggio, per regolare la presenza di acque nella zona del Velabro in Roma. La sua funzione era protetta addirittura da una divinità, Cloacina,o Venere Cloacina, venerata in apposito tempio. Col tempo e secondo la logistica, i condotti fognari romani assunsero anche una funzione generica di raccoglitori-convogliatori di liquidi di risulta, meteorici, affioranti, affluenti per sopravanzo da opere idrauliche o liquami di origine antropica o animale. Col tempo, nell'immaginario collettivo, ha prevalso il significato di raccoglitori di liquami. Visitando gli scavi di Ostia o Pompei risulta evidente che prima di arrivare alla cloaca, i liquami di origine antropica o meteorica erano solo parzialmente immessi direttamente nel collettore fognario: gran parte di essi venivano rovesciati in strada, che era di fatto un raccoglitore di liquami misti a cielo aperto. Da qui, la costruzione dei marciapiedi rialzati ai lati della strada-canale per consentire un decente transito di pedoni. Per ovviare alla bisogna anche nell'attraversare a piedi la strada, in prossimità dei crocicchi erano collocati degli scandalum, grosse pietre piatte alte quanto il marciapiedi, che consentivano il periglioso attraversamento. La collocazione degli "scandali" rispettava i solchi di passaggio dei carri. Gli "scandali" venivano schizzati di fango e resi scivolosi, proprio dal passaggio veloce dei carri. Se qualcuno aveva la sventura di scivolarvi sopra, cadeva nel sudiciume e la sua veste, specialmente se bianca, veniva offesa dallo scivolone sullo "scandalo". Col tempo, si pensò bene di sotterrare subito i liquami incanalati, in modo da evitare il problema degli "scandali" e quanto attinente. "Il modo migliore di allontanare le deiezioni dalle case è il sistema fognario con allontanamento ad acqua". E' vero. Purtroppo far sparire in fretta e in modo sotterraneo i rifiuti liquidi porta a ignorarne il ciclo di vita e di impatto ambientale. Ad ogni innovazione tecnologica (azione) corrisponde sempre una reazione (problema insospettato, imprevisto, sottovalutato o comunque di cui tener conto). Alle semplici deiezioni, nel tempo si sono aggiunte sostanze chimiche inventate dall'uomo, oppure è aumentata in modo esponenziale la quantità e concentrazione di deiezioni animali, ad esempio per gli allevamenti intensivi. Il boomerang legato allo sforzo di evitare gli "scandali" è costituito dal danneggiamento degli ambienti acquatici e dei suoli dove i sistemi fognari trasportano, allontanandoli dall'origine (quindi dalla consapevolezza contingente), rifiuti liquidi di ogni genere, in quantità e pericolosità sempre crescenti, rendendo non percepibile il fenomeno, inducendone la sottovalutazione del danno.
Così, ciclicamente, ogni volta tecnologicamente innovativo, o naturalmente distruttivo, il soggetto percorre una nuova spira nel tempo veniente. In ogni ciclo ripete il tentativo di squilibrare a suo apparente e contingente favore il rapporto fra gli angoli interni del triangolo territorio-popolazione-risorse. Prima o poi, il triangolo tenderà tornare equilatero, incurante. Il ristabilirsi dell'equilibrio dovuto ai fenomeni ambientali "naturali" non riporterà le condizioni ambientali alle origini dei mutamenti. Le varie ere ne sono l'immagine più nota. Chi ha sete, chi ha fame, chi cerca prestigio o grossi introiti pecuniari, tenderà a fare qualsiasi cosa, pur di alterare l'equilibrio a suo favore. Ma il baricentro del triangolo tenderà alla sua stessa sopravvivenza su tutto e tutti. Il pianeta, lo spazio che lo circonda occasionalmente sono parte di ambienti diversi e diversamente composti. L'unica certezza della vita è la morte. Nella forbice nascita-morte, chiunque sia suscettibile di cambiamenti apporterà un impatto virtuoso o vizioso all'ambiente. Inciderà tanto nello spazio tempo a lui più vicino, quanto nello spazio tempo, sia della spira in cui si trova, che di tutte le successive. La standardizzazione e la normazione testimoniano il superamento del concetto di spreco in tecnologia applicata. Che la standardizzazione venga ciclicamente "riscoperta" significa che ciclicamente l'ambiente naturale prevale su quello prodotto dalle tecnologie. Tutta la differenza allora potrebbe semplificarsi nella conclusione che i tecnologi sono sensibili al prestigio e i fenomeni naturali, no.