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Il Paese non sorride? PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
giovedì 20 dicembre 2007

Ve ne siete accorti? E' più facile fondare un partito che aprire un chiosco di panini e bibite. Per ottenere una licenza comunale di esercizio pubblico occorre esibire il certificato del diploma di scuola media, quello del casellario giudiziario, l'iscrizione alla camera di commercio, l'idoneità dei vigili del fuoco e quella dell'azienda sanitaria, l'accertamento dei vigili urbani ed il nulla osta dell'ufficio tecnico comunale, sentito il parere dei beni ambientali, del catasto e della regione. Infine accendere molte candele al santo preferito o omaggiare una serie di postulanti in combutta fra loro.

Per un partito è tutto più facile, basta avere il predellino di un'automobile, un altoparlante ed un gazebo; per i più poveri una tenda canadese è sufficente. Messo un banchetto fuori dalla tenda si incominciano ad incassare i primi soldi: le iscrizioni al partito. Non serve neppure un certificato di sana e robusta costituzione fisica! Il resto dei denari verrà dopo.

Così ognuno ha il suo partito, ritagliato su misura dell'attività svolta o dei gusti estetici personali. C'è chi fa concidere il nome del partito (LD) con il suo nome e cognome (Lamberto Dini), chi lo collega alla rosa e chi alla margherita, chi alla quercia e chi all'ulivo, ancora nessuno ha pensato al carciofo: in questo caso il carciofo rappresenterebbe l'elettore o il fondatore del partito? Una volta c'era un'Italia forzuta (Forza Italia) che si è sciolta in una mucillagine di popolo pecorone e belante. C'è poi la misteriosa sigla Udeur conosciuta per esteso solo dal suo titolare: il ministro della Giustizia e sindaco di Ceppaloni Clemente Mastella; ma c'è un altro ministro titolare di un partito: quello delle infrastrutture Antonio Di Pietro. Così come ci sono almeno un paio di partiti che nel nome fanno riferimento al comunismo (Rifondazione comunista e Partito dei comunisti italiani), due o tre partiti socialisti, verdi di varie tonalità (dal verde bottiglia al verde pisello), e così via.

Il partito più numeroso è quello dei liberal-democratici. Sono dapertutto, nel partito del popolo della libertà di Silvio Berlusconi come nel partito democratico di Walter Veltroni, in quello di Pier Ferdinando Casini e nei liberali democratici di Lamberto Dini, così come al fianco del sindaco di Ceppaloni o dell'ex magistrato di mani pulite. Persino i due partiti comunisti sono democratici e un poco liberali. Addirittura il ministro degli esteri Massimo D'Alema, che sino a qualche anno fa girava con una medaglietta portafortuna con l'effige di Stalin nel portafoglio, nei consessi internazionali si presenta come un democratico liberale!

[Articolo incompleto per problemi tecnici : ci scusiamo per l'inconveniente] 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 24 dicembre 2007 )
 

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