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Senso dello Stato PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
mercoledì 09 gennaio 2008

Quando una persona di governo agisce o parla contro i suoi interessi o convinzioni ma in nome di altrui principi o per un sentimento di superiori interessi si dice che ha senso dello Stato. Quel senso, ovviamente etico, che spinse i parlamentari a votare quella legge elettorale che dal suo stesso proponente fu definita una porcata, o a volere un indulto che ha messo fuori dalle patrie galere oltre ventimila detenuti e che seguiterà, anche per il futuro, a garantire l'impunità a molti delinquenti.

Quel senso dello Stato che spinge un ministro a dire che i casi di meningite accertati nei giorni scorsi rientrano nella norma stagionale, se li rapportiamo alla media dei paesi europei moltiplicato il numero per 3,14 dopo aver dedotto il coefficiente stabilito dalla sanità mondiale; anzi siamo tra quei pochi paesi del mondo dove si verificano casi isolati e del tutto straordinari, comunque tenuti sotto controllo e con scorte di vaccino più che sufficienti. Pertanto è inutile affollare ospedali o farmacie e creare stati di tensione od allarmi ingiustificati.

E' senso dello Stato sostenere che le Ferrovie nostrane sono all'avanguardia e tra le migliori per efficienza e tecnologia: entro la fine dell'anno Roma-Firenze la si farà in un'ora e tra due anni in sessanta minuti; Roma-Milano in due ore e Palermo-Milano in tre ore (ma nel 2012). Il nostro è un paese da prendere ad esempio per quanto riguarda l'ammodernamento, non come quei paesi del sud del mondo ove i sedili sono ancora di legno e i viaggiatori si ammassano addirittura sul tetto dei vagoni e sui predellini. Pertanto cosa volete che siano dieci minuti di ritardo o quattro pulci, i problemi del mondo sono ben altri: la fame, lo sfruttamento dei bambini e così via.

Con grande senso di eticità i nostri parlamentari hanno deciso di ridursi di numero (ma dal 2012) e lo stipendio (da subito). Ma l'etica è una concezione morale e, come sappiamo, la morale è un fatto soggettivo. Noi non possiamo imporre la nostra morale a un incallito rapinatore, possiamo solo punirlo se non rispetta la morale adottata da quel popolo. La morale dei nostri parlamentari è diversa da quella dei magistrati della Cassazione che hanno voluto l'adeguamento dello stipendio al costo della vita (sacrosanto ragionamento che ogni massaia sottoscriverebbe volentieri) portandosi a casa 14 mila euro al mese (cosa che non farebbe dispiacere a nessun lavoratore). Il fatto è che quei mascalzoni di parlamentari della prima repubblica adeguarono lo stipendio dei deputati a quello dei senatori e quest'ultimo a quello dei magistrati della Cassazione.

Dato che tali stipendi li stabilisce una legge dello Stato i nostri parlamentari, nei giorni scorsi, hanno dovuto per non eludere una legge - contravvenendo alle loro stesse annunciate dichiarazioni di riduzione - portare il loro stipendio a 14 mila euro per allinearlo, come prevede quella legge voluta dalla prima repubblica, a quello della Cassazione.

Quando si dice senso dello Stato!

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 09 gennaio 2008 )
 
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