Verso la fine del 1994 alcuni volenterosi si riunirono a casa di Mariella Passerini, socia dell’Associazione nazionale sociologi (Ans), per impostare scopi, programmi e modalità del nascente primo laboratorio di sociologia. Lo scopo era duplice: da una parte offrire degli interstizi di possibilità di accesso alla professione per i laureati in sociologia, in un periodo notoriamente scarso di possibilità, dall’altra immergere nella realtà lavorativa giovani in possesso di una laurea tutta accademica ma senza riscontri con l’effettivo mondo delle professioni.
D’altro canto il corpo baronale dei docenti di sociologia, con i suoi valvassori e valvassini, effettua ricerche solo dopo aver avuto congrui finanziamenti, mai attingendo al proprio portafoglio, così come tali accademici non hanno mai avuto occasione di svolgere pratiche presso la Camera di Commercio per impiantare un'azienda o questionare con l’erario. Invece un giovane sociologo alle prime armi ha bisogno di conoscere come muoversi nell’ambito della burocrazia e come realizzare sondaggi o analisi di Open source intelligence con scarse risorse economiche. Anzitutto si impostò il simbolo del Laboratorio: un'ampolla, a significare il collegamento con la scienza sperimentale, sovrapposta a una moltitudine di persone, rappresentanti la società da indagare. Quindi si riprese una "guida per il curriculum", usata in altri tempi e luoghi, adattandola alle esigenze del laboratorio al fine di conoscere le capacità intellettuali e le disponibilità di tempo e strumentali (auto, motocicletta, computer, ecc.) di coloro che avrebbero aderito alla nascente iniziativa (disegnatori, copywriter, comunicatori, sondaggisti, rilegatori, ricercatori, matematici, amministratori, ecc.). Poi si delinearono i campi d’azione: sondaggi e ricerche di mercato, pubblicità, campagne stampa, studio e fattibilità per nuovi punti vendita, localizzazione di prodotti o servizi, programmi aziendali di relazioni pubbliche e umane, assistenza scolastica e sociopedagogica, ecc. Si scelse di realizzare una brochure da inviare a piccole e medie aziende industriali e commerciali e di contattare le camere di commercio e le associazioni di categoria offrendo servizi a basso costo e alto rendimento. Il Laboratorio si sarebbe presentato come una fucina di giovani sperimentatori laureati in sociologia - desiderosi di fare praticantato - controllati e verificati, in prima battuta, dall’associazione dei laureati presieduta da insigni e conosciuti docenti. E, proprio per questo, in grado di presentare parcelle competitive rispetto alle agenzie di ricerche di mercato già sul campo. Per i compensi si elaborò un modulo per ridurre al minimo la tassazione personale su dei guadagni che, specie all’inizio, sarebbero stati bassi per la scarsità di committenti e le offerte sottocosto. Gli introiti derivanti dalla parcella sarebbero stati suddivisi sotto forma di rimborsi tra coloro che avessero contribuito a realizzare quel determinato contratto, in proporzione al tempo dedicato e alle spese sostenute. Quindi anche l’acquisto di libri, giornali, biglietti di viaggio, carta e cartucce per stampanti, ore di viaggio o ricerca destinate al lavoro da svolgere,e così via. Dopo le tre o quattro riunioni introduttive per la creazione del laboratorio, Andrea Rocca nel febbraio del 1995 istituì la prima sede in Italia presso l’istituto tecnico-professionale Garrone di Roma, ove aveva avviato un corso sperimentale che proseguì negli anni successivi sotto l’egida del laboratorio dei sociologi. I programmi inizialmente ipotizzati furono abbandonati e il gruppetto fondatore che l’impostò si sciolse. Dopo dodici anni possiamo con soddisfazione affermare che l’idea ha preso piede: i laboratori di sociologia, sparsi in Italia, sono molti e ne crescono di nuovi. |