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Legge elettorale PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
martedì 29 gennaio 2008

Chi la vuole alla tedesca, chi alla francese, chi in salsa piccante e chi con i pinoli e l'uva sultanina. Sembrerebbe che la maggiore preoccupazione dei partiti sia quella di elaborare una nuova legge elettorale in sostituzione dell'attuale porcata. Da un sistema elettorale nel quale i cittadini possano scegliere i migliori rappresentanti potrebbe discendere un efficiente parlamento e un buon governo, in grado di affrontare le riforme conseguenti all'avvento della società globalizzata.

La legge elettorale, per se stessa, non potrà mai essere risolutiva per le sorti di un Paese; sono i rappresentanti che andranno in parlamento a fare o disfare buone leggi e ancor migliori governi. La legge elettorale è un involucro, il contenuto sono i parlamentari. Il sistema elettorale è come la pentola di cucina, se di coccio - rispetto all'alluminio - può migliorare i sapori, ma sono gli ingredienti che vanno nella pentola che consentono il buon minestrone.   

O, per meglio dire, è l'abilità del cuoco che sa scegliere gli ingredienti a garantire la migliore cucina. Quindi, tornando alla politica, sono gli elettori gli unici che possono scegliere, tra i candidati, i più seri, competenti e onesti.

Scegliere. Evidentemente da una lista di nomi e non affidare al simbolo di un partito gli oligarchi imposti come rappresentanti. Quando un partito, così come un'azienda, sceglie i propri uomini lo fa sempre in vista degli interessi di bottega. E, da qualche tempo a questa parte, gli interessi di bottega dei partiti hanno coinciso col salvataggio dalle patrie galere o dalle inchieste giudiziarie i parlamentari più marpioni. Quelli con le mani impastate negli affari quasi sempre poco leciti, o collusi con la mafia, o al servizio delle multinazionali o delle banche e delle assicurazioni, sino ai furbetti del quartierino.

Quelli che si fanno scudo della privacy e del tesserino parlamentare per coprire i personali interessi nascosti nelle pieghe di altisonanti dichiarazioni o provvedimenti sociali. Tanto per nascondere con il fatuo fumo il palato della massa elettorale credulona, riservandosi di spartire l'arrosto nei meeting degli affiliati alle varie congreghe.

Un primo segno di buonavolontà verso l'impostazione di una autentica riforma elettorale sarebbe quello di rendere obbligatorio:

  • l'elenco dei candidati in stretto ordine alfabetico,
  • un limite finanziario alla propaganda politica personale,
  • la pubblica certificazione delle cariche e dei beni patrimoniali propri e della propria famiglia.

Sino a quando non arriveremo a tale impostazione potremmo esser certi che i rappresentanti del popolo tutto saranno e tutto faranno fuorché gli interessi di coloro che dicono di rappresentare.

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 29 gennaio 2008 )
 

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