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Scritto da Giulio D'Orazio
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venerdì 25 gennaio 2008 |
Per numerosi giorni abbiamo visto in tv cataste di immondizia, lunghe file di camion scortati dalle forze dell'ordine che la portavano negli appositi siti, assembramenti di popolazione arrabbiata e scontri tra polizia e facinorosi. Per analogia le immagini hanno ricordato le scene che i telegiornali ci mostrano quando in Africa, o in altre parti del cosiddetto terzo mondo, avvengono scontri tra etnie diverse: miseria, stato sociale di abbandono, lotte fratricide.
Quando vediamo in tv certe cronache sui disordini nel terzo o quarto mondo, nonostante la bravura dei giornalisti commentatori, non riusciamo a capire perché in tali paesi si giunge a siffatti accadimenti. La spiegazione più ovvia è che, essendo paesi "arretrati", la civiltà non sarebbe ancora giunta in quei luoghi. Se noi pensiamo questo degli altri, che penseranno di noi gli stranieri che hanno seguito nelle loro tv le vicende della monnezza campana? L'emergenza ha il significato di un avvenimento che all'improvviso si distingue dagli altri per un qualsiasi motivo. L'emergenza rifiuti in Campania non può avere un tale significato: esiste da quattordici anni. Qual è, allora, il vero significato? Emergenza, da "emergere" cioè galleggiare. Che è sempre sopra. Come gli stronzi, che infatti si dice che galleggiano. Sono sopra, come gli amministratori che da quattordici anni governano quello che una volta era uno dei luoghi più belli d'Italia. |
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 25 gennaio 2008 )
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