Il ministro della giustizia, Clemente Mastella, ha detto una cosa giusta e vera: ho paura. E i parlamentari gli si sono stretti intorno con un caldo abbraccio e un lungo applauso: è vero, hanno paura! Alcuni magistrati troppo disinvolti e poco ossequiosi verso i superiori e le istituzioni hanno posto sotto ascolto le conversazioni private che i parlamentari svolgono con noti malavitosi o filibustieri rampanti.
Hanno paura delle citazioni in giudizio che varcano i sacri portoni del potere, del palpabile distacco che si allarga sempre più tra la casta e i cittadini. Delle infamanti inchieste giornalistiche e televisive che mettono alla berlina il potere con i suoi vassalli, valvassori e valvassini. Giornalisti, magistratura e cittadini, tre categorie divenute ormai nemiche del parlamento e del governo a causa delle inchieste che si intrecciano e rimbalzano dall'una all'altra sponda mediatica. Se poi andiamo a quardare bene, in che consiste il reato attribuito alla consorte del ministro della giustizia? Una donna, che in quanto tale si presuppone delicata, abbia concusso (cioè intimidito con atti poco leciti) un vecchio volpone della politica del calibro di Antonio Bassolino, che è stato uno sveglio ragazzotto napoletano e conosce i comportamenti della guapperia. Viene da ridere solo a pensarci ! Due politici della stessa regione e della stessa alleanza elettorale che litigano per una promozione o un posto da attribuire: e se fossero stati avversari? La contesa sarebbe finita a coltellate? Ma il magistrato inquirente ha detto di più: il comportamento dei due è conforme all'ormai usuale stile della casta di governo e della politica. Cioè non si sceglie più il migliore, nell'interesse dell'azienda o del Paese, ma l'amico più fedele. E si sceglie in base alla grinta del più prepotente. Di chi pretende certi posti pubblici per mettersi al sicuro da possibili inquisizioni della magistratura o per ridisegnare una mappa economica. Sinora è andata così. Ora i colleghi di Mastella hanno paura che le cose possano cambiare e che la magistratura, come nel 1992, possa mettere il naso e gli occhi sui "nuovi" partiti che in questi anni sono nati con l'esplicito obiettivo della moralità politica. Ha ragione il vecchio parlamentare del Psi e ora di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto: un gruppetto di giudici di sinistra si permise di mettere sotto accusa, nel '92, un'intera classe dirigente col risultato di far sparire dalla scena italiana cinque partiti. Che avevano preso dei soldi illeciti, aggiungiamo noi. Hanno paura! Ci crediamo. |