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Scritto da Giulio D'Orazio
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Lunedì 04 Febbraio 2008 02:00 |
Di quel poco di apprendimento che è rimasto degli studi scolastici abbiamo presente i tre poteri classici, quelli conseguenti alla Rivoluzione francese (governo, parlamento e magistratura), cui si è aggiunto, nell'epoca moderna, il potere della stampa. Poteri distinti e sovrani, ciascuno con un suo compito: il governo amministra lo stato, il parlamento emana le leggi, la magistratura fa osservare la giusta applicazione delle leggi emanate e la stampa educa il cittadino riferendo su quanto fatto dagli altri poteri.
Seppurre con qualche sbavatura sinora è andata così. Sembrerebbe però che ora le cose siano cambiate. Il governo vivacchia tirando a campare: il suo unico problema è quello di uscire indenne dagli scossoni. Il parlamento è divenuto il luogo dello scarico delle responsabilità sull'altro e sede dell'impunibiltà, oltre che punto di arrivo per una nuova casta. La magistratura è un insieme di gruppettari dedito a perseguitare, a destra e sinistra, gli uomini della casta politica. La stampa è invece un potere in attesa delle veline del governo, del parlamento e della magistratura per alimentare polemiche, scoop e accuse al cireneo di turno. Mentre i veri poteri dell'odierna società sono quelli che non si mettono in mostra ma che si trovano nei salotti presidenziali delle banche e delle multinazionali, delle congreghe sindacali o massoniche; quelli che elaborano strategie e accordi per promuovere nuovi leader di governo, flessioni o rialzi di borsa, leggi e normative in favore della nuova economia. Tutto il resto è apparenza e fa parte del fumo per confondere le menti e occultare i veri interessi e i veri padroni. Ma, per la legge di David Hume, il puzzle si ricompone da solo. L'ambiente e la tecnologia sono degli incastri dirompenti che un bel giorno, all'improvviso, romperanno il giocattolo svelando un nuovo mondo e una nuova classe sociale.
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Febbraio 2008 11:31 )
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