Negli anni Cinquanta e primi Sessanta del Novecento, lungo le mura delle caserme, intorno a mezzogiorno, si potevano notare lunghe file di persone che, con il loro pentolino, attendevano la distribuzione del pasto cucinato in eccesso e che i militari non avevano assaggiato. Negli stessi anni, almeno a Roma, c'erano quattro o cinque mense dell'Onarmo; un ente caritatevole gestito da mons. Pennacchini (fratello del deputato democristiano) che elargiva pasti ai poveri a un prezzo di aiuto sociale.
Allora si diceva che il Paese era in crisi. Uscito dalla guerra era dedito alla ricostruzione economica e politica. I poveri e i disoccupati erano tanti, tant'è che molti emigrarono. Dopo un decennio ci dissero che quelli furono gli anni del boom economico e che la crisi economica del Paese venne qualche anno dopo. Allora, anche nei tempi di vacche grasse ci sono larghe fasce di povertà! Oppure l'informazione (allora cartacea, poi televisiva) piange sempre miseria perché così fa comodo ai produttori e ai commercianti per ridimensionare le entrate, il fatturato e il dovuto allo Stato. Il boom economico si scopre sempre dopo mai in corso d'opera! Anche oggi viviamo in un periodo dove lo slancio economico scarseggia, le previsioni europee per il nostro paese sono nere, le famiglie non arrivano alla quarta e terza settimana. Almeno per quello che ci dicono la televisione, i giornali e certi politici. Eppure, a guardare in giro, quelle stesse famiglie che dicono di non arrivare con lo stipendio alla fine del mese acquistano capi di vestiario e accessori firmati, tvfonini dell'ultima generazione, approfittano del fine settimana per brevi ma continue vacanze e fanno viaggi esotici all'estero. Secondo le statistiche è aumentato il turismo all'estero degli italiani, i ristoratori e albergatori sono soddisfatti, la tecnologia elettronica, gli accessori per la casa e gli spettacoli vanno bene. Eppure la lamentela è generale. I conti non tornano. Nella percezione dell'opinione pubblica lo stile di vita di un popolo prende a modello le persone più in vista. Se un deputato o un alto magistrato guadagnano quattordicimila euro al mese o una cubista riesce a vivere (con la paga, le mance e gli extra) in una bella villa, l'operaio o il poliziotto non vogliono essere da meno e si pongono lo stesso traguardo. Ma per pochi che riusciranno a raggiungerlo, molti saranno gli esclusi. Da qui il senso generale di miseria, alimentato ad arte dai massmedia, un poco per motivi politici e un po' per calcoli di contropartite e agevolazioni finanziarie. Non neghiamo la presenza di disoccupati e famiglie povere, anzi sono troppi per un Paese che, tutto sommato, ostenta benessere. Ma non sono quelli che si mettono in mostra e piangono miseria: la vera povertà si nasconde dietro la dignità. Coloro che "dicono" di non arrivare alla fine del mese hanno più entrate e non tutte dichiarate al fisco. Ma di questo i giornalisti e taluni politici fanno finta di non accorgersene altrimenti dovrebbero ammettere che gli evasori (poiché di questo si tratta) eludendo le entrate vivono sulle spalle dei veri poveri, che invece le pagano. Così va il mondo, una falsità dopo l'altra che, creduta vera, crea la storia e rafforza i furbi. |