Gli abruzzesi sono conosciuti per essere forti e gentili ma anche per la "capa tosta", cioè per la testa dura. Nel senso che se la testa va a sbattere contro lo spigolo di una porta o un masso di pietra non si fa nulla, giusto un graffio. Ma anche che nell'apprendere le cose, come ad esempio la matematica o la letteratura del Novecento, ci mettono - mediamente - più tempo degli abitanti di talune altre regioni; una popolazione, filosoficamente legata al mondo della pastorizia, che vivendo nei pascoli montani è più di altre portata alla meditazione procrastinata nel tempo.
Il presidente del Senato, Franco Marini, dopo aver accettato il mandato esplorativo e aver ascoltato, come da prassi, tutti gli aventi diritto, dopo alcuni giorni ha rimesso il mandato affidatogli avendo constatato l'impossibilità anche di un governo temporaneo per riformare la legge elettorale. Cosa che tutti già sapevano. Lo sapeva anche il presidente del Senato, ma essendo forte e gentile non aveva voluto compiere una scorrettezza rifiutando al momento dell'incarico il mandato affidatogli dal presidente della Repubblica e, con animo forte e rassegnato, ha ascoltato in modo solenne tutti gli aventi diritto, come da copione: in stanze lussuosamente arredate e sotto i riflettori dei mass media. Ha compiuto un rito inutile quanto doveroso. Procrastinare nel tempo, anche se di una settimana, la chiamata alle urne degli italiani per eleggere il nuovo Parlamento, rinviando di fatto la consultazione referendaria voluta dai cittadini. Ma, quel che è peggio, votare con l'attuale porcata di legge elettorale ove gli eletti sono scelti dai partiti. Già si vedono i primi effetti: molti parlamentari saltano da una formazione politica all'altra in cerca di uno scanno sicuro e i trecentosettanta (su mille) che non hanno maturato la pensione fanno la fila alla porta dei leader per essere rimessi in lista o ottenere, come risarcimento, un posto da manager in una delle tante aziende pubbliche o semipubbliche ove la nomina è di pertinenza governativa. |