 Nicolaj Diulgheroff nasce a Kustedil in Bulgaria il 20 dicembre 1901. Si laurea in architettura a Torino e nella stessa città partecipa alla prima esposizione del Futurismo. La demodoxalogia come insegnamento universitario nasce nel 1929 e nello stesso anno Diulgheroff dipinge “Il marinaio”. L'opera è un messaggio all'opinione pubblica sullo stato dell'arte dell'ambiente intorno all'osservatore .
Al centro del lato sinistro del dipinto uno spicchio di mare, solcato dallo scafo possente di un piroscafo, bastimento, corazzata. Lo scafo della nave attraversa e si sovrappone alle isobate del territorio che da terra emersa si trasforma in fondale marino degradante verso gli abissi precedentemente inibiti all’uomo. Gli abissi sostengono lo scafo figlio delle acciaierie navali e trasformano le isobate, così rasserenanti vicino alla terra pacifica e in pace, in cupe bande scure dove la nave porta guerra, potere, consapevolezza futurista dell'avanzamento tecnologico. In alto, a sinistra, l'aeropittura offre un punto di vista nuovo della superficie terrestre, con le sue aree coltivate, pascoli, zone edificate, dall'orografia variata. In alto a destra, la terra e le sue cavità in grigio cupo suggeriscono il superamento dell'idea bucolica di campagna, per sostituirla con quella di luogo fornitore di materie prime per l’industria. Uno spicchio di cielo è oscurato dai fumi dell’industria pesante, coperto di pulviscolo grigio. Tanto dagli abissi marini che da quelli delle volontà tecnologiche umane, l’ombra del leviatano-nave s’impenna in una dinamica altrettanto possente, con l'agile prua fusa e staccata allo stesso tempo dalla ciminiera del piroscafo? fabbrica? cantiere navale? Lontano dal polveroso cielo, un uomo, o meglio la sua sagoma, dalle sembianze di un manichino, è il punto di origine di tanti meravigliosi fenomeni. Cuore pulsante della scena e di quell'uomo sono i bagliori di fucina, di fonderia. Con la sua mente, l'uomo tecnologico genera la prua del veloce piroscafo che lo sovrasta. La linea di simmetria del suo volto è anche la parte viva dello scafo. La sagoma d'uomo è trasparente ai bagliori della fucina di Efesto. Suggerisce le sinopie e i mantelli di Giotto: una semplificazione misteriosa di eccellenza, potenza, potere. Prevale la tuta da lavoro dell’uomo-automa: rosso fiamma, riverberata dal calore igneo delle fucine. Toglie identità, garantisce protezione da parte del sistema, a mezzo dei numeri e dell'uniformità. Della sua persona rimane un ideogramma umanoide, curvo sotto il peso (in ogni senso) della prua della nave, del suo inarrestabile avanzare. Dell’uomo in carne ed ossa soltanto un piede: tagliato, sanguinolento. Ricorda una conchiglia marina, casa e cofano della creatura che la abita, dolente memoria dell’uomo umanistico che generò i ciberi meravigliosi, privo della confortante simbiosi cibernetica di un guscio d’acciaio, dello scafo di un sottomarino. L'ombra della sagoma in tuta suggerisce un nuvolone scuro, gonfio e foriero di tempesta, oppure lo sbuffo di locomotive, comignoli o ciminiere. L'ombra di un uomo origine e servente del sistema tecnologico di una civiltà di macchine. Del cielo, una volta al di sopra di tutto, ne rimane una sottile aureola che va albeggiando vicino a quello che dovrebbe essere, nonostante tutto, ancora il capo di un uomo. L’uomo cercato da Diogene si è trasformato in un’ombra scura sulla lamiera in scorrimento verso le acque salmastre. Il piede di latta scorre trascinato dal nastro trasportatore. Affonda nella sabbia di una sponda reale o simbolica di morte, mentre l’altro piede svanisce nell’acqua torbida dell’annullamento della propria identità nel seguire la massa. E' anche l'amaro battesimo nell'acqua salata della guerra. Il color sabbia suggerisce piccole spiagge e grandi colonie: partendo o approdando, un piede di carne diventerà d’acciaio. Guardando ora gli spicchi grigi a destra, non sembrano più cielo scuro di caligine, ma la fiancata di un sommergibile nell’attimo dell’immersione rapida, cetaceo d’acciaio. Il colore rosso vermiglio della banda che lega la ciminiera al bordo della prua del bastimento generano e colorano il profilo del fonditore, la sua uniforme e la traccia della sua antica identità, il piede di carne, con la sua rosea ombra di sangue. Con le dita rattrappite, quasi sensibile alla temperatura dell’acqua e copia carnea di quello metallico dissolto in acqua, un piede umano. Piede che lascia un’ombra-orma rossa. Sarà l'aedo del sacrificio obbediente dell'uomo fino all'annientamento di sé come individuo? Sarà il parametro di valore delle scelte fatte? L’osservatore del dipinto percepisce simultaneamente lo stato originale dell’ambiente, le sue trasformazioni ad opera dell'uomo, le interrelazioni fra i due, ma spende parecchio tempo per razionalizzare le componenti il messaggio. La sua composizione pittorica offre un buon esempio di comunicazione visuale demodoxalogica persuasiva dell'opinione pubblica.
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