Secondo la demodoxalogia il ruolo ricoperto dal comunicatore ha un'importanza fondamentale per capire il significato reale della comunicazione che l'emittente vuol far arrivare al ricevente. Il ruolo è l'asse di congiunzione tra il "dove" si è detta una certa cosa e il "quando" si è detta: l'interconnessione spazio-tempo sempre presente nella scienza come nella normale vita quotidiana.
Nell'analizzare le dichiarazioni dei personaggi pubblici - al fine di tracciare delle previsioni di comportamento e tendenza di quel determinato pubblico che il personaggio in questione rappresenta quale leader, riconosciuto tale da un agglomerato di individui che in lui vedono riflettersi le proprie aspettative - il ruolo rivela il percorso obbligato che quel leader e quel pubblico che si identifica in lui saranno, volenti o nolenti, costretti a percorrere da quelle stesse circostanze di associazionismo abituale (cfr. lezione 18 del corso online) inscindibili dalle aspirazioni del pubblico in esame. I fini, il più delle volte, non sono dichiarati ma nascosti in fumose dichiarazioni. Per questo motivo l'effemerocritica (che è lo studio critico comparato delle attestazioni d'attualità disponibili e pubbliche, così come emergono dai mass media) ricerca nelle dichiarazioni "a caldo" rilasciate nel corso delle ventiquattro ore non solo quanto detto dal leader ma anche quanto taciuto. Ovviamente le situazioni d'indagine cambiano da pubblico a pubblico e da leader a leader ma il primo quesito da porsi è: cosa preme di più a quel gruppo di persone, definite pubblico in quanto soggette alle stesse aspettative e comportamenti? Accenniamo degli esempi. In presenza di una riforma universitaria il corpo dei docenti (pubblico soggettivo-virtuale), con quelle rare eccezioni che contraddistinguono sempre la pluralità umana e la complessità sociale ma che essendo minoranza in seno ad un pubblico non fanno testo, cercherà di salvaguardare la carriera e lo stipendio (in quanto bisogni primari), il resto verrà dopo. Anche gli impiegati dello stato faranno un ragionamento simile, prima lo stipendio poi l'innovazione sul lavoro; e così gli operai e via dicendo. Ai politici cosa premerà di più? Anzitutto la rielezione per quelli che hanno interrotto la legislatura, così come l'elezione allo scanno parlamentare per i dirigenti che hanno tenuto in piedi il partito. I discorsi sulle alleanze o la confluenza in questo o quello schieramento prescindono dai valori e dai programmi (che daranno corpo giustificativo alle scelte fatte). Il ruolo (del politico) si identifica col fine (essere eletto) non più, o in minima misura, col programma. Le dispute di questi giorni sono finalizzate al risultato di essere collocati come candidati nella parte alta delle liste, quella che dà la certezza dell'elezione; i programmi sono slogan, banalità senza senso. Un vero programma è il risultato di un team di persone delle più disparate professionalità e competenze: non si improvvisa e non è un pacchetto chiuso ma un "progetto" da sottoporre a quella parte di pubblico che vi si riconosce per aspettative e valori. Invece i leader parlano di tutto ma non di come intendono realizzare tali programmi. E i silenzi dicono molto di più delle tante chiacchiere. |