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L'apprendistato perduto PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonella Liberati   
lunedì 17 marzo 2008

C'erano una volta alcune figure sociali ben definite: i mastri, gli operai e gli apprendisti. Potevano interagire in ambito artigianale o nella produzione in serie. Le botteghe artigiane venivano gestite e dirette da un mastro (maestro) esperto nello stato dell'arte del bene o servizio prodotto. I mastri venivano coadiuvati nella realizzazione di un bene o servizio da operai con diverso livello di specializzazione nel settore, i quali comunque ambivano a diventare a loro volta mastri od operai specializzati. Queste due figure, sebbene specializzate in una qualche abilità, avevano comunque una conoscenza del settore e dell'arte tale da consentire loro di sostituirsi uno all'altro nei vari aspetti del lavoro. Tutti erano in grado di migliorare la qualità del lavoro prodotto in ogni sua fase e parte, di interagire e valutare. Erano auditor di se stessi e degli altri. Ne conseguivano affidabilità, fiducia, desiderio di eccellenza, prestigio. Prima di essere operai più o meno specializzati o mastri, era necessario essere stati apprendisti. Nella fase iniziale dell'apprendistato si era "ragazzi di bottega", con il compito di non creare difficoltà, danni e imparare al meglio. Un lungo percorso di esperienza e conoscenza separava e al contempo legava lo stato di garzone di bottega a quello di mastro. Il mastro mai avrebbe dimenticato il percorso formativo fatto. Il suggerimento più frequente al giovane apprendista era: "ruba con gli occhi!" e cioè presta attenzione a come gli esperti fanno le cose. Non sempre i mastri avevano fretta di farsi superare dai loro allievi. Osservare attentamente il fare di chi era più esperto incrementava le conoscenze sia pratiche che teoriche. Insegnava a prevenire gli incidenti di ogni tipo, ma soprattutto a non farsi male, per mantenere integra la capacità lavorativa propria e degli altri. La bottega o il luogo di lavoro andava mantenuto in ordine funzionale e ne andava curata la pulizia sia di sistema che di prodotto. La disattenzione causava mutilazioni, morte, disoccupazione, fama di inaffidabilità. Dal ragazzino di bottega al mastro ricco di esperienza e conoscenza, dal garzone al padrone, tutti avevano una vigile visione di insieme del sistema produttivo in cui si trovavano impegnati.

Quando Frederick Taylor inaugurò la parcellizzazione della produzione in serie industrializzata, ci fu uno scollamento apprezzabile fra la visione di insieme del lavoro in esecuzione e la sua parcellizzazione esecutiva. L'addetto esecutore valeva tanto quanto più rapidamente e in sincronia con gli altri eseguiva la sua porzione di lavoro. Poco importava che sapesse cosa stava contribuendo a produrre. Anzi, più ignorante era, meglio si sarebbe applicato a ripetere in modo passivo movimenti sempre uguali. Taylor dovette fare presto i conti col fatto che il corpo umano si difende da ciò che ne limita la sua caratteristica naturale globale, rendendola inefficiente. Nella produzione a fronte della maggiore resa quantitativa si andava incontro a una minore resa qualitativa. L'essere umano si distraeva, sbagliava, si faceva male, somatizzava. Fu necessario rivedere il concetto di ottimizzazione dei tempi e metodi. Furono migliorate le condizioni ambientali (policromia delle pareti, segnaletica, pause caffè o pasto, aereazione, luminosità dell'ambiente, ecc.), fu studiato l'andamento della resa lavorativa che ne derivava. Furono apportate modifiche sempre finalizzate all'incremento della produzione con il minor danno possibile.

Nell'International Organization for Standardization (ISO) si è ritenuto utile considerare come elemento produttivo la motivazione cognitiva e consapevole degli operatori al lavoro, bene o servizio cui sono addetti.

Già William Edwards Deming aveva reintrodotto normativamente nel ciclo produttivo industriale la verifica continua dell'operato e del prodotto. La figura dell'auditor con la sua funzione diagnostico-preventiva e di verifica delle modalità applicative dei parametri stabiliti per tempi, metodi e prodotti ha come antesignani tutti quei lavoratori che prestavano molta attenzione a ciò che veniva prodotto, come e in quali condizioni. Tutte le figure a noi contemporanee di operatori della produzione soffrono di superficialità formativa e altrettanto superficiale possibilità di essere autodidatti.

A fronte delle continue morti sul lavoro, più che varare leggi che impongano un cambiamento bisognerebbe fare e sollecitare un serio auditing a vasto raggio e armonizzarne i dati. Fatta la corretta diagnosi, permettere agli addetti ai vari generi di lavoro di diventare consapevolmente idonei a svolgerlo. Non basta dire a qualcuno cosa deve o non deve fare: va recuperata in qualche modo e a qualunque livello la fase dell'apprendistato, della conoscenza di ciò che si va a fare e dei suoi aspetti positivi e negativi. Va ristabilito il vocabolario di ciò che è consapevolmente utile fare, ben oltre e prima dell'apparenza produttiva, figlia dell'approssimazione cautelativa. Ci si consenta ancora di poter “rubare con gli occhi” e al contempo sentirsi responsabili di cosa si sta facendo.

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 marzo 2008 )
 
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