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Europirol contro i rifiuti PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonella Liberati   
Martedì 11 Marzo 2008 02:00

Dopo l'articolo su Thor, torniamo a proporre soluzioni al problema dei rifiuti presentando un altro sistema ideato in Italia, sulla base delle esperienze internazionali. Facciamo una premessa: la pirolisi o piroscissione è un processo di trasformazione dei composti e dei materiali costituiti da grandi molecole in prodotti più semplici per mezzo dell'alta temperatura. Già impiegata da anni in Germania ed altri paesi per il trattamento dei rifiuti solidi urbani, ha un impatto ambientale negativo di molto inferiore a quello prodotto dagli inceneritori, dai cosiddetti termovalorizzatori o altri sistemi di smaltimento dei rifiuti (si pensi all'immenso accumulo di rifiuti trovato recentemente nell'oceano).

Il CERTO (Centro di Ricerca Toscano) ha già brevettato da tempo un suo impianto: il convertitore pirolitico ad acqua Europirol. Non è stato concesso neppure di tentarne l'impiego sul territorio nazionale, anche ora che trovare soluzioni il più economiche (in senso lato) possibile sarebbe imperativo.
      
Dalla documentazione cortesemente fornita da Enzo Morandi, il ricercatore che l'ha ideato, estrapoliamo qualche dato.
      
L'Europirol è un impianto autosufficiente e modulare. Il sistema è coperto tanto da brevetto europeo del 2004 che da brevetto internazionale del 2005. Il progetto utilizza sistemi e attrezzature già esistenti sul mercato. La sua struttura è di basso impatto ambientale in quanto composta da quattro container più una tramoggia. Non necessita di postazioni fisse, né di depositi ingombranti e inquinanti. Non ha scarti di lavorazione, in quanto non crea TAR (condensati bituminosi) o ceneri, poiché nell'impianto si trova un sistema di inertizzazione a fusione vetrosa.
      
Può processare qualsiasi tipo di scarto o rifiuto che abbia un minimo del 70% di combustibilità. Le sue caratteristiche consentono una notevole differenziazione di utilizzo. Si può spaziare dalla biomassa a CDR (combustibile da rifiuti), a scarti ospedalieri, a pneumatici in disuso. Il quantitativo di rifiuti in trasformazione va da un massimo di 36 tonnellate al giorno, nel caso della biomassa o scarti di legno, a un minimo di 18 tonnellate nel caso della gomma. L'Europirol ingombra e costa meno di un inceneritore, si autoalimenta, e dovrebbe superare in modo positivo il rapporto costi-benefici sia in termini monetari che di impatto ambientale generale.

Anche l'Enea sta indirizzandosi verso l'impiego di pirolizzatori. Il sito della Eko Tecnology offre un'interessante animazione del procedimento pirolitico. Probabilmente le possibilità applicative sono più raggiungibili di quanto sembri. Perché non tentare la sperimentazione di questo tipo di procedimento, valutandone in modo oggettivo gli effetti? Se qualche azienda già lo impiega, o lo ha validamente sperimentato, perché non diffonderne l'uso, una volta accertato che è veramente meno dannoso degli inceneritori e termovalorizzatori?
      
Gli stessi rifiuti da noi esportati in Germania, molto probabilmente verranno trattati in un impianto pirolitico. I notiziari e i giornali riportano un quotidiano bollettino di indomabile disastro ambientale dovuto all'esistenza dei rifiuti. A fronte dei relativi costi ambientali e monetari oggettivamente rilevabili per imponenza e inutilità, viene in mente il detto "errare è umano, ma perseverare nell'errore è diabolico".
      
A fronte dell'esistenza dell'Europirol, del Thor e di altri sistemi possibili, l'opinione pubblica si chiede se e perché si continuino a spostare montagne di rifiuti da un luogo all'altro senza un valido progetto di insieme che superi la cosiddetta emergenza, mentre si continua a ventilare come risolutiva l'ulteriore costruzione di inceneritori o termovalorizzatori che siano.
      
Ricordiamo un antico proverbio: "fare e disfare è sempre un lavorare". Sembra la versione popolare del celebre Facite Ammuina! Racchiude lo spirito della strategia di Penelope, ma francamente, in questo caso, non se ne vede il nobile intento. Anzi: alla luce della ostinata non diffusione o quanto meno mancata sperimentazione di metodi alternativi per la tecnologia dei rifiuti, suona alquanto sinistro.
      
Domenica scorsa Report (Raitre) ha trasmesso l'inchiesta "Terra bruciata": che l'immenso tappeto di rifiuti di superficie non abbia altro scopo che nascondere la ben più imbonificabile situazione dei suoli? Se fosse così, suonerebbe molto più che sinistro.

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 12 Marzo 2008 11:51 )
 
 

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