 Ivanhoe Gambini, 1930
La grafica di una campagna pubblicitaria di queste settimane richiama fortemente quella di un secolo fa. Chi non conosce la grafica pubblicitaria della prima metà del 1900, la troverà molto suggestiva ed estremamente innovativa. E' fluida, avvolgente e coinvolgente. Sintetica, induce il destinatario a completarla secondo archetipi radicati nel nostro immaginario. Perfino la grafica dei caratteri di scrittura profuma degli entusiasmi per la velocità e il dinamismo enunciati e rappresentati dai futuristi del novecento. Allora fu visualizzato, graficamente e cromaticamente, quale potesse essere il moto dei fluidi circostanti un oggetto in movimento.
Oggi i computer creano e ricreano qualsiasi cosa con definizione più che credibile, ma senza sogni. La grafica analitico-sintetica dei futuristi del Novecento riconferisce caratteri di sogno e speranza a un futuro che sembra popolato in prevalenza da distopie (il contrario delle utopie). L'ellisse demodoxalogica si è compiuta: un secolo è finito. Il successivo si alimenta dell'humus distopico, eredità del secolo precedente. Lo usa per ricominciare il nuovo ciclo, simile ma di livello tecnologicamente diverso. Per superare la flessione, vengono riproposti alcuni archetipi affascinanti: avanzamento, spazio dove lanciarsi in velocità, dinamismo in un ambiente pressoché deserto, colori complementari pastello, sorrisi, spensieratezza, fiducia nella felicità. Ne dà un'idea la mostra “Il mito della velocità. Arte, motori e società nell'Italia del '900”(Palazzo delle Esposizioni, Roma, 19 febbraio - 18 maggio 2008). Il futuro di oggi è nell'accellerazione esponenziale delle possibilità tecniche di comunicazione. Questo non significa che le persone comunicheranno qualitativamente meglio: “lo spettacolare e inedito connubio di motori, arti figurative, cinema, moda e design dimostra come il concetto di velocità e il mito ad essa connesso abbiano influenzato e trasformato la nostra società nel corso del Novecento, modificando profondamente la società, i linguaggi e le forme d’espressione della materia e la velocità dell’informazione” (presentazione della citata mostra al Palazzo delle Esposizioni). Alla fine del film 2001 Odissea nello spazio il pilota trova arredata la stanza del suo personale futuro con l'apparenza di quanto aveva intorno a sé, e a lui familiare sulla terra, prima di partire per il cambiamento. Allo stesso modo, il mito della velocità qui celebrato, invita l'opinione pubblica a essere fiduciosa e felice. Chissà!? |