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Facce nuove, programmi vecchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
lunedì 31 marzo 2008

scena film totò
Totò, Vota Antonio, 1963

Tutti i partiti, e in special modo i due contendenti maggiori, avevano solennemente dichiarato che le loro liste avrebbero rappresentato un rinnovamento di uomini e idee. Finalmente: facce e programmi nuovi!

Ma dove sono? Un industriale candidato con il Partito Democratico vomita insulti a sinistra. C'è un editore che è in politica dagli anni cinquanta, prima con la DC poi con la destra e ora con il Popolo della libertà. Sono facce nuove tutti i passati membri di governo (ministri e sottosegretari dei governi di Romano Prodi e di Silvio Berlusconi)? Forse le uniche facce nuove sono metaforiche: quelle che, in special  modo i candidati, hanno come... i posteriori.

Per quanto riguarda i programmi andiamo peggio. In un periodo storico in cui tutte le certezze stanno cambiando, dall'economia alle ideologie, e in un Paese come il nostro che arretra di anno in anno in tutte le statistiche mondiali, dall'istruzione alla legalità, dall'assistenza sanitaria all'industrializzazione, i partiti ancora discutono di problemi d'immagine (il tuo candidato è più fascista del mio, la tua proposta l'avevo già presentata nella passata legislatura, i tuoi programmi sono uguali ai miei, io ho più operai e pensionati, ed io belle donne e giovanotti intelligenti, e così via).

In un'epoca in profonda trasformazione e globalizzata i programmi politici ed economici dovranno andare al passo coi tempi: inutile marciare in avanti con la faccia rivolta all'indietro, come diceva Marshall McLuhan. Invece i discorsi politici sono fatti ancora per salvare qualche posto di lavoro senza vedere il fallimento che avanza, discettare su termovalorizzatori ed ecologia in ambito prettamente regionale astraendosi dal resto del mondo, credere che sia ancora il lavoro industriale l'unica fonte di ricchezza, chiudere le porte ad una invasione di prodotti e persone che potrà essere ridimensionata solo con accordi, e via dicendo.

E' necessario spiegare come si intendono risolvere i problemi, non annunciare parole come lavoro, sicurezza, pace, giustizia ecc. sulle quali tutti concordano. Tutti sono contro il lavoro precario: ma quale alternativa si propone, tanto per fare un esempio? Nel nostro IX convegno nazionale di demodoxalogia ("Gli effetti della globalizzazione", Roccasecca dei Volsci, 2003) sostenemmo che il mondo occidentale sarebbe cambiato per l'effetto di concause esterne alla volontà umana (ecologia, migrazioni, clima, malattie ecc.). Gli incastri del puzzle sono in movimento: una svolta è vicina. I nostri politici la sapranno percepire?

Non abbiamo bisogno di ragazzotti, quote rosa e facce nuove ma di mentalità in grado di percepire la "new age" senza dimenticare la nostra storia.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 31 marzo 2008 )
 

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