Bacheca

Sostieni questo sito con una donazione!
 
[+] nuova finestra

Pubblicità

Sostienici
con la tua

comunicazione
in questo spazio

 contattaci 

Prima pagina arrow Archivio sito arrow Scuola italiana: distinguo
Scuola italiana: distinguo PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonella Liberati   
venerdì 04 aprile 2008

Le notizie sulla pessima qualità dell'attuale sistema scolastico italiano risultano incomplete. Riguardano soltanto gli effetti, nel lungo termine, della gestione pluridecennale del sistema, ma non indicano i parametri teorici e quelli effettivamente impiegati in itinere. La scuola di ogni ordine e grado, dall'età infantile a quella adulta, incide profondamente nella personalità, nell'economia comportamentale e nella struttura interiore dell'individuo ad essa affidato. Ciò avverrà sia che la scuola offra parametri educativi, cognitivi e modali corretti, sufficienti e adeguati, sia che li offra scorretti, insufficienti e inadeguati.

A quali parametri ci si vuol riferire quando si parla della pessima qualità di prodotto della scuola italiana contemporanea? A quelli della maieutica? Del coltivare la curiosità? A quelli del “mondo nuovo” (Huxley, 1932): comunità, identità, stabilità? A quelli dell'accademia di Welton: onore, disciplina, tradizione, (L'attimo fuggente, 1989)? A quelli commerciali del sistema globale economico tendenti a superficialità e consumismo? A quali di quelli sempre mutevoli delle frequenti e contraddittorie riforme del sistema scolastico italiano degli ultimi decenni? Viene in mente Alice nel paese delle meraviglie. La parola “riforma” riesce a far correre un brivido lungo la spina dorsale. Ha assunto un significato sinistro: il sistema ne ha subite tante e troppo in fretta!

In una, una delle tante, furono deputate alla “prevenzione del disagio giovanile” le agenzie educative, cioè la famiglia, la scuola, i centri di aggregazione sociale. Secondo quali nuovi parametri di riferimento, interazione e controllo?

Il semplice conferire, alle “agenzie educative” potere di interazione ufficiale, senza precisarne e precisar loro i canoni operativi, si è rivelato mistificatorio e distruttivo. Si sono verificati confusione di ruoli e di funzioni; incertezze sulle responsabilità; presunzione di modalità comportamentali e relative ingerenze, a volte positive, ma più spesso vessatorie, emulative o attendiste.

La teoria di Propp sulla morfologia della fiaba dimostra che la fiaba è una, una sola, con una trentina di variabili ben definite. I personaggi sono caratterizzati dalla funzione o ruolo che generalmente svolgono. Quando la funzione reale di un personaggio è diversa dal suo stereotipo, nell'economia della fiaba prevale la funzione effettivamente svolta e non quella teorica. Infatti, se la Fata offre una mela avvelenata, di fatto svolge la funzione di Strega Malvagia. Altresì, il terribile Drago, se si comporta da aiutante, farà prevalere gli effetti della sua funzione, piuttosto che quelli attesi dal suo stereotipo.

Torniamo alla scuola. Lamentazione magna. Gli insegnanti sono pagati poco. Hanno una preparazione obsoleta. Non riescono a interessare gli allievi. Usano in modo non univoco il poco tempo di lavoro. Gli edifici scolastici non ci sono o sono fatiscenti o malridotti. Gli allievi creano problemi. Il bullismo cresce in modo esponenziale. Il vandalismo pure. Si finisce il corso di studi laureati analfabeti. Le funzioni di ciascuno sono spostate o distorte. Non vi sono più parametri certi e noti a cui fare riferimento, da parte di tutti. Le critiche non kantiane.

Cattivo insegnante? Perché mal retribuito? E' quindi la quantità di denaro con cui viene remunerato l'esercizio di una competenza a determinarne il parametro di riferimento? Se sì, secondo quali criteri certi e definiti? La qualità dell'insegnamento, come di qualsiasi attività, non è strettamente legata al denaro. Piuttosto vi incidono profondamente la possibilità ambientale di operare, di aggiornarsi e sperimentare consapevolmente e criticamente, nell'ambito di sensate regole quadro, conoscendo i canoni reali della propria riconosciuta funzione, avendo la possibilità reale di attuarli. Perché chiamare “debiti” e “crediti” formativi la qualità delle competenze degli allievi? Non è anche questa una forma di monetizzazione? Di allontanamento della percezione della qualità oggettiva? Dal valore aggiunto del conoscere per sapere e consapevolmente autostimarsi o criticarsi e operare? Un incentivo al disamore per quello che si sta facendo?

Ci piace ricordare quegli affascinanti archetipi di educatori-formatori suggeriti dalla letteratura e non soltanto: il buon Virgilio nell'inferno, purgatorio e paradiso della scoperta della realtà su se stessi, degli altri tutti e dell'ambiente di cui tutti fanno parte; il buon biblioteconomo dei vari strumenti, mezzi, ambiti, varietà e possibilità di ricerca; il conoscitore dei criteri di qualità, demodoxalogia (che insegna a decrittare, nel messaggio, la notizia), ecologia; quell'insegnante, che null'altro insegna al suo allievo che ad avere fiducia in se stesso accompagnandolo verso la reale consapevolezza del vissuto, lasciandoglielo trasformare in conosciuto, e in autonomia responsabile lasciarlo proseguire da solo (Gibran, Il Profeta).

Auspicabili qualità professionali di un insegnante sono: saper fare una corretta diagnosi di se stesso, di ogni singolo caso, delle componenti ambientali relative; valutare continuamente le interazioni derivanti, adeguando quanto è necessario. Un insegnante è colui che riesce a vedere la realtà oltre i pre-giudizi e fa il possibile per migliorare l'autonomia del soggetto a lui affidato in rapporto alla stessa realtà. Un insegnante "induce a" e mette nelle condizioni di imparare per curiosità e piacere. Un insegnante è lieto se il suo allievo lo supera per competenza e professionalità. Un insegnante non deve essere costretto a trasformarsi in un eroe per poter comunque assolvere alla funzione cui è preposto.

Questo articolo è solo una risposta alla domanda “perché ci si straccia le vesti per l'attuale qualità della scuola italiana?” visto che sarebbe veramente inaspettato e miracoloso un risultato diverso.

Come fermare il disastro? Guardando e verificando la realtà, riconoscendo le vere funzioni dei personaggi e il loro peso nell'economia del sistema, le loro interrelazioni ambientali, le loro vere azioni e funzioni. Consentire una critica oggettiva e serena, senza negare o nascondere gli errori. Individuare, analizzare, riconoscere gli errori è la base per porvi sensatamente rimedio, ove possibile. Ricominciare dal conseguimento delle abilità primarie (vitali e irrinunciabili) ed elementari (accessibili ai più), in umiltà e spirito di servizio. Spiegare a tutti gli aventi comunque causa e funzione nel sistema scolastico italiano quale sia il proprio vero ruolo, nonché ambiti e limiti canonici dello stesso. Ristrutturare scegliendo consapevoli parametri di qualità (oggettivi, condivisi, armonizzati, verificabili - il ciclo di Deming potrebbe aiutare), evitando ogni gattopardismo e apparenza. Avere chiaro e condivisibile quanto oggettivamente si vuole ottenere da tutto ciò e per quali fini verificabili (in base a quali parametri), per la soddisfazione di tutti i “clienti”, interni ed esterni.

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 aprile 2008 )
 
< Prec.   Pros. >

Sito ufficiale della Società italiana di demodoxalogia SIDD © 1995-2008
Alcuni diritti riservati sotto licenza Creative Commons [+] BY-NC-SA 3.0
Per la collaborazione e l'uso del sito si rimanda alle note legali
OpinionePubblica.Com è a cura di Bruno Zarzaca - Contributi di Giulio D'Orazio e
Antonella Liberati, Maria Teresa Thibault, Roberto Canali, Guglielmo Lucentini, Fulvio Roccatano
Realizzato con Joomla! [+] un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL