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Riflessioni prima del voto PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
sabato 12 aprile 2008

manifesto elettorale dell'udc ritoccato
Manifesto elettorale UDC ritoccato (da internet)


Sino a quindici giorni fa tutti i sondaggi davano per scontata la vittoria di Silvio Berlusconi. Essendo vietata la diffusione dei sondaggi negli ultimi quindici giorni, non sappiamo se il vantaggio è ancora intorno agli otto punti. Comunque Berlusconi si dice certo della vittoria e Walter Veltroni ci spera. Ma se la vittoria del partito di Paperone è scontata a che serve andare alle urne? Elezioni del genere fanno pensare alla farsa elettorale dei paesi cosiddetti dittatoriali: ratificare quanto espresso dalla burocrazia politica.

Sin dall'inizio della campagna elettorale si è detto che la contesa era tra due contendenti, ogni altro voto sprecato: con Berlusconi  avvantaggiato e sicuro vincitore. Allora che elezioni elettorali sono se solo uno ha la reale possibilità di vittoria? E' stato fatto sapere, con dovizia di approfondimenti, che oltre ai due ce ne erano altri? Non solo i minoritari Fausto Bertinotti e Pierferdinando Casini ma anche - complessivamente - quattro liste di sinistra (Partito comunista dei lavoratori, Sinistra critica, Sinistra arcobaleno e Partito socialista), due di destra (La destra e il Partito liberale) e una di centro (Unione democratici di centro). Per non parlare delle liste nane o di disturbo.

E' stato spiegato come funziona il trabocchetto del voto al senato, dove i voti si sommano solo in alcune regioni per consentire di raggiungere il quorum nazionale. Però considerati, a norma del dettato costituzionale, voti regionali, cioè di specifiche realtà territoriali? Siamo sicuri che il voto del 13 e 14 aprile non sarà un voto "bulgaro", cioè un democratico avviamento verso un regime forte, in altre parole dittatoriale? Che in Italia sia già morta la democrazia?

Proprio in un momento in cui era risorta la partecipazione con le file ai gazebi, le piazze piene e la voglia di dire la loro, la politica va verso un accentramento pericoloso. Fiction televisive come "I Cesaroni", trasmissioni radiofoniche come quelle di Fiorello o Platinette, film su storie di giovani precari innamorati, confermano che qualcosa sta cambiando nel costume della società italiana. Si torna al neorealismo adattato al XXI secolo: le storie di tutti i giorni, la quotidianità della gente con i propri bisogni, aspettative, emozioni, speranze e paure in una società diversa dal passato. Una società allargata (con diversi padri e madri), visioni e poteri familiari nuovi, affermazione del proprio corpo e dell'individualità svincolata da fedi religiose, ecc.

Tra politica e società si è creata una frattura basata sull'insicurezza dello sbocco della globalizzazione: si percepisce il nuovo che sta arrivando ma ancora non lo si comprende o intravede. La politica guarda al passato, al mantenimento delle istituzioni con qualche spolveratina per poter affermare che si hanno idee nuove. La società è protesa verso il futuro, che vuole subito senza attese stressanti; anche a costo di accettare idee stravolgenti. Le elezioni di domenica potrebbero accentuare o riavvicinare il solco creatosi.

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 12 aprile 2008 )
 
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