Come accennato in un recente articolo, la scrittura insieme al modo di camminare o inchinarsi, ai muscoli della faccia, all'inflessione della voce e soprattutto dello sguardo, è in grado di rivelare la personalità o gli stati d'animo momentanei dell'individuo. Per esempio: la persona franca ha il gesto spontaneo e aperto, il dissimulatore e il falso hanno lo sguardo sfuggente, l'abbattuto la testa china e lo sguardo morto ecc. Per quanto riguarda la scrittura, tanto per indicare un facile segno di riscontro: la tendenza dello scritto su un tracciato che sale denota ottimismo (si veda il disegno che accompagnava l'articolo già citato), una firma svolazzante soddisfazione di se, e così via.
"Noi tutti - ha scritto Critone nel testo citato - abbiamo imparato a scrivere seguendo un determinato modello: quello calligrafico. Progredendo però con l'età e mano a mano che si sono delineate in noi le tendenze del nostro carattere, ci siamo scostati dal modello ricevuto nell'insegnamento sopprimendo, trasformando od esagerando quella parte di segno che più corrisponde alle esigenze del nostro carattere". Per Toddi (Il benessere integrale, già citato nello stesso articolo) "Almeno una volta al giorno, per il proprio bene e per quello del prossimo, ogni uomo di buona volontà dovrebbe fare un breve esercizio calligrafico di autodisciplina: tracciare cioè alcune righe con calligrafia verticale; e tanto meglio se [...] lo scritto sia qualche massima atta ad eccitare e rinforzare il controllo di se stesso. Anche qui il meccanismo è fisio-psichico: la scrittura impersonale e disciplinata ha un'efficacia spersonalizzante e disciplinante [...] Potremmo far uso terapeutico della scrittura verticale allorché, ad esempio, ci prepariamo a fronteggiare una situazione dalla quale prevediamo possibili emozioni che rischino di farci perdere il dominio completo di noi stessi, che implichino una minaccia al nostro sangue freddo". Esercizi che partendo dalla scrittura, sino alla meditazione trascendentale, potrebbero giungere al superamento di quel nodo che divide (invece di congiungere) il mondo conosciuto dal mondo sconosciuto. Riportiamo quanto in proposito tratto da Dettati medianici, prima edizione, Allestimenti grafici sud di Ariccia (Roma), 1991: "Occorre eliminare l'elemento tempo ed immaginare una evoluzione sullo stesso piano. [...] Se si riuscisse a distaccare il nostro spirito dalla materia o dalla mente fisica si potrebbe essere indifferentemente proiettati nell'esistenza o negli avvenimenti di duemila anni fa o di duemila anni nel futuro. Questo perché in realtà il tempo non esiste, tutto è in questo preciso momento (si veda la lezione 29 del corso di demodoxalogia, ndr), cioè tutto diventa reale nel momento in cui l'essere prende coscienza di esistere e gli avvenimenti del passato e del futuro sono presenti da sempre perché tutti considerati e compresi nell'Eterno Presente. Meditando si può riscoprire in noi lo spirito, quello spirito che il Padre ci donò senza fine, quindi quello spirito che può essere ovunque nello stesso istante. Se noi di questo concetto faremo filosofia di vita tutto ci apparirà più chiaro e più semplice poichè la morte non esiste".
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