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Estinzione della pluralità PDF Stampa E-mail
Scritto da Bruno Zarzaca   
venerdì 02 maggio 2008
grafico elezioni 2008
Nelle ultime elezioni politiche la volontà di tutti gli italiani con diritto di voto (non solo quindi di quelli che hanno espresso un voto valido) è rappresentata nel primo grafico: il 36% ha scelto la coalizione di Berlusconi, il 29% quella di Veltroni, il 13% ha votato altre liste, il 19% non è andato a votare mentre il 3% ha annullato o lasciato in bianco la scheda (*quest'ultima percentuale comprende anche i voti contestati).

L'attuale legge elettorale, nel passaggio dai voti ottenuti ai seggi attribuiti, con un ben studiato gioco di prestigio, da un lato riduce e annulla il peso dei piccoli partiti dall'altro gonfia la rappresentanza delle due maggiori forze politiche (una di maggioranza, l'altra di opposizione) fino ad attribuire sia alla Camera sia al Senato il 55% dei seggi a Berlusconi, il 39% della Camera e il 42% del Senato a Veltroni, le briciole del 6% (Camera) e del 3% (Senato) a Casini e alle altre liste. Nel secondo grafico riportiamo le percentuali riferite ai seggi (non ai voti di lista) della Camera: al Senato i vantaggi acquisiti dalle due maggiori coalizioni a danno degli altri partiti è ancora più evidente, ma su base regionale, così ci riferiamo più correttamente alla Camera per il dato nazionale.

In fin dei conti, dunque, qualunque altra forza politica - escludendo le due più forti - conta ormai come i cittadini che non votano o annullano la scheda: nulla (anche se esprime un'opzione politica tutt'altro che insignificante).

La semplificazione del quadro politico, da tanti auspicata come soluzione per consentire la governabilità del nostro strampalato paese, ha finora prodotto solo l'uscita dal Parlamento dei partiti di destra e sinistra e l'affollamento degli altri verso il centro moderato (si fa per dire). In queste condizioni è ovvio che non ha senso parlare di destra e sinistra né di progressisti e conservatori, non ha proprio senso la dialettica: perduti i tradizionali punti di riferimento, l'appartenenza diventa superficiale conformismo e malcelata partecipazione agli interessi economici di una fazione. Il voto di scambio, per niente scalfito dalle ridicole misure pensate solo per lo show mediatico, spiega ancora molti zoccoli duri e flussi dell'elettorato, specialmente dove lo Stato deve piegarsi alle mafie della lupara (con pizzi del 3%) e dei colletti bianchi (mazzette del 6%). La scienza politica ama giocare con le percentuali: voti o tangenti che siano.

Però forse è inevitabile: i potentati economici che regolano i business mondiali hanno bisogno di politici intercambiabili e ricattabili (almeno finanziariamente, meglio se per qualche incoffessabile impresa). Il modello è quello del decadente Nordamerica: dove i programmi e le azioni politiche di democratici e repubblicani sono vieppiù sovrapponibili e i poteri forti finanziano sia gli uni che gli altri per garantirsi leggi favorevoli (anche se inevitabilmente contrarie al bene comune).

In tale quadro, la più visibile voce critica resta, con tutto il rispetto, nelle mani di un comico [+]. Ma non c'è molto da ridere...

Ultimo aggiornamento ( domenica 08 giugno 2008 )
 
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