Teoricamente la vicenda di Cogne si è chiusa e l'intera vicenda, col senno di poi, assume un aspetto differente da quanto apparso mediaticamente su tv e stampa. Vi è stata una sapiente difesa impostata sull'effetto che avrebbe fatto il caso se sbattuto in prima pagina. Vediamo perché.
I fatti: un bimbo, Samuele Lorenzi, è stato ucciso. O dalla madre in un impeto di ricorrenti crisi di nervi, o dalla madre in situazione eccezionale di nervosismo non controllato, o da estranei. Per quanto riguarda l'omicidio commesso da estranei, non sono stati trovati riscontri o prove. Rimaneva la madre, Anna Maria Franzoni, omicida in modo inconsciente o semincosciente ma senza alcuna prova effettiva, a parte gli indizi. Nel primo caso sarebbe stata dichiarata inferma di mente e affidata a cure neuropsichiatriche, nella seconda ipotesi accusata e condannata per omicidio involontario. Le cure mediche avrebbero potuto acuire la patologia (rifiutata dall'accusata) e l'imputata non avrebbe beneficiato di sconti, non previsti per i rinchiusi nei cosiddetti manicomi criminali. Con l'omicidio involontario avrebbe invece fruito di tanti di quei benefici sino a poter chiedere la grazia; infatti le ultime notizie danno la pena ridotta a quattro anni con l'eventuale richiesta di grazia. Ecco allora il passaggio prima dall'avvocato Grosso all'on. Taormina (un avvocato inviso per la sua collocazione politica da moltissimi cittadini) e poi di nuovo al prof. Grosso. Molto probabilmente la difesa mediatica contava sull'effetto congiunto Taormina (antipatia) e madre accorata (simpatia): ecco quindi decine di cassette preregistrate, interviste a giornali, informative alla stampa, trenta apparizioni a Porta a Porta e nove a Matrix con un ascolto medio di due milioni di telespettatori a serata. In proposito ricordiamo che la prima intervista fu quella rilasciata a Maurizio Costanzo. Tutto ha ruotato intorno a una madre lucidissima e in buona salute mentale che sosteneva di non esser stata lei: una madre cosciente che ha creato un'opinione pubblica di innocentisti e colpevolisti, allontanando dal pensiero della gente qualsiasi sospetto di patologia neuropsichiatrica. In ogni modo, non avendo provato la colpevolezza di altri, rimaneva come unica indiziata proprio la madre. L'influenza dei mass media non crea solo opinione pubblica tra i lettori dei giornali e gli spettatori delle tv, ma influisce anche sui giurati. Il collegio dei giudici popolari, che affianca il presidente della giuria, è composto di otto membri, due magistrati e sei semplici cittadini che potrebbero essere casalinghe, impiegati al catasto, bidelli, infermieri ecc. Tutte brave persone che giudicano prevalentemente con il cuore e la coscienza, non in base al diritto processuale. Il risultato? Colpevole e in libertà, a breve termine. Con vittoria per colui che ha architettato la difesa. La grazia è stata avanzata, per primo, dal quotidiano Liberazione vicino all'ex presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti, politico non ostile a Romano Prodi. Concidenza: anche la moglie di Prodi si chiama Franzoni (e un ex agente del Sismi, Lorenzi).
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