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Sociologia politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Fulvio Roccatano   
Martedì 10 Giugno 2008 02:00
Pubblicato in Scienza e Tecnica, Sips, aprile 2008

Le recenti elezioni politiche in Italia, in concomitanza con le primarie degli Stati Uniti d'America, ci suggeriscono alcune riflessioni sociologiche che si possono estendere a tutte le democrazie occidentali ed anche oltre.

Nel 1800 e per buona parte del '900 - specialmente in Europa - trionfavano le ideologie, chiavi di volta per l'appartenenza degli elettori: comunismo e/o socialismo massimalista, nazionalismo e/o fascismo, liberalismo, socialdemocrazia, popolarismo cristiano. L'appartenenza a queste ideologie era costante e quasi immutabile, sicché le barriere producevano una situazione di status quo, tradotta in risultati elettorali quasi identici nel tempo. Questa divisione netta trovava un certo riscontro anche nell'esistenza delle classi sociali: gli operai, i contadini, la borghesia, il clero e la nobiltà.

Ma mano a mano - ed in specie nell'ultimo cinquantennio - che la scienza e la tecnologia, la scolarizzazione e le comunicazioni, si sono sviluppate in crescita esponenziale, i criteri di valutazione si sono profondamente modificati. Due sono gli aspetti salienti. Il primo legato all'apparizione e diffusione di nuove classi sociali, quelle dei tecnici, degli impiegati qualificati, degli addetti ai servizi e dei liberi artigiani e professionisti. Il risultato che si è prodotto è un rimescolamento delle carte. Il secondo aspetto è la rivendicazione di interessi particolari (settoriali e corporativi), accanto ad altri di interesse generale, ma sempre più lontani dalle ideologie ed alla ricerca di concrete proposte politiche.

Questa situazione ha portato sicuro vantaggio ai grandi raggruppamenti politici, dotati di ampi mezzi mediatici. Proprio in Italia le ultime elezioni lo hanno dimostrato, anche se vi sono ancora alcune espressioni diverse ed esempi di protesta territoriale.

Ma a grandi linee il futuro si prospetta in questa direzione, cioè verso il confronto tra due grandi poli di attrazione: quello di sinistra (e non di sinistra) e quello di destra (ma non di destra). La realizzazione di tale scenario è già in stato avanzato di attuazione in Europa e negli Usa, a proposito dei quali v'è da dire che nel diffuso bipartitismo c'è posto per posizioni diversificate, le quali non si fronteggiano autonomamente con i propri simboli e liste elettotali, ma si esprimono con una dialettica interna al grande Partito e le cui decisioni, vincolanti per tutti, vengono prese a maggioranza interna.

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 10 Giugno 2008 03:01 )
 
 

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