Il problema sembra stare nella definizione di normalità e nella scelta dei parametri di riferimento. Il vero problema sta nel valutare correttamente la forbice tra la normalità e il fuori norma. La soluzione dei problemi sta nella capacità di individuare e gestire opportunamente i legami esistenti tra le varie realtà oggettive tendenti al miglioramento della qualità ambientale.
Normale può essere inteso qualsiasi cosa sia rapportato o definito da una norma o corpo di norme. La norma definisce parametri costanti di riferimento. Tali parametri derivano generalmente dalla maggiore frequenza o presenza dei soggetti o fenomeni a cui riferirli. Paradossalmente, costituiscono un pregiudizio che, sebbene semplifichi alcuni criteri di caratterizzazione, può inibire la percezione e l'apprezzamento di quanto eccede dai parametri della norma stabilita. Si pensi all'altezza media di una popolazione. All'epoca della prima guerra mondiale, la taglia più utilizzata per i militari di leva italiani era la minore delle tre disponibili standardizzate. Alla fine del secolo scorso era quella maggiore, salvo dover spesso confezionare uniformi su misura. In una popolazione generalmente bassa, pochi individui di altezza superiore costituiscono anomalia, come in una generalmente alta, sono i soggetti molto bassi a risultare anomali. E' dato per scontato che una persona alta un paio di metri non riuscirà ad indossare un abito confezionato per una persona di un metro e mezzo e viceversa. Se non esistono abiti già confezionati idonei, si dà altrettanto per scontato che sarà necessario confezionare un abito su misura. Valutare una persona solo in base alla taglia è evidentemente settoriale. Saranno necessari compromessi e protocolli d'intesa, non solo per l'abbigliamento. Ogni componente l'ambiente e l'ambiente nell'insieme delle sue componenti, interagiscono continuamente. L'interazione può essere virtuosa o viziosa tanto per fattori pregiudiziali che modali. I singoli e l'ambiente di cui i singoli fanno parte si determinano e interagiscono tanto nell'approccio che nella gestione operativa delle regole esistenti. Se interagendo si percepiranno soggetti "jobbing in mind" si riconosceranno soggetti rispettosi dei reciproci diritti, limiti, abilità e possibilità. Nel caso di persone che non abbiano, o non dimostrino di rientrare in categorie o parametri cosiddetti normali, non è per niente scontato che si voglia adeguare l'ambiente alle loro caratteristiche. Si pensi alle barriere architettoniche e comunicative, alle scuole differenziali, ai manicomi precedenti la legge Basaglia, alla aberrazione concettuale del ciclo gravidanza, gestazione, parto, allattamento, oppure alle difficoltà incontrate da chi sia particolarmente intelligente, creativo, critico, spirito libero, alla ghettizzazione tangibile e intangibile di chi, in qualche modo, risulti diverso dai più, di sensibilità e abilità diverse dai più. Si pensi ai mancini in un mondo di destri e alle costrizioni subite dai mancini per imparare coattivamente a usare la destra. Il 15 maggio 2008, nella sede della Regione Lazio, molti specialisti attenti alle diverse abilità e alla ricerca delle più opportune modalità relazionali hanno condiviso con il folto e interessato pubblico quanto da loro sperimentato: Job in mind. Si celebrava il punto di vista di Basaglia. Si indicava come egli avesse ragione per come sia variamente possibile relazionarsi e comunicare, con chiunque, qualunque sia il suo limite oggettivo o apparente, considerandolo soggetto capace di comunicazione, reciproca comunicazione. Negare l'altro costringendolo nel letto di Procuste dei pregiudizi non solo non risolve i problemi ma, oltre a infliggere inutili tormenti a chi appare o è diverso, li complica e aggrava. Poco impara e poco insegna chi “normale” o “sano” non si avventuri fuori della sua corazza di normalità. Chi pensa di essere normale dovrà porsi in una condizione di ascolto, accoglienza e sensibile percezione della realtà, di disponibilità al why not? Come rapportarsi ad un diversamente abile di livello e qualità eccezionalmente superiori alla norma? Chi è diverso, o si trova in un particolare stato fisiologico o comunque di diversa abilità, va percepito come tale e sarà saggio per entrambi tentare ogni utile forma di comunicazione, utile apprezzamento, creativamente. E' tipico della specie umana, animale, bipede, sapiente, abile e mammifera, partorire ed allattare. Ergo, è una specie che si riproduce a mezzo della gestazione del prodotto del concepimento all'interno del corpo femminile e, poi, immediato supporto tramite per l'autonomia con l'allattamento. Non appena tale prodotto viene partorito, i due corpi (materno e del neonato) attivano una opportuna reciproca biochimica che, se non ostacolata da vessazioni ambientali, favorisce il perfetto sviluppo del neonato in poppante e della madre in nutrice, con reciproca insostituibile soddisfazione e salute a lunghissimo termine. Dalla parcellizzazione familiare e dai moderni stili di vita, il ciclo della riproduzione umana è stato industrializzato, denaturato, medicalizzato, temporizzato, artificializzato. Ne derivano gravi mistificazioni comunicative ad ogni livello sensoriale e psichico. La gestante, la partoriente, la nutrice, il neonato non sono più i protagonisti di stati fisiologici tra i più istintivi e stupefacenti del ciclo di vita, ma sono diventati soggetti al limite della patologia. Madre e figlio vengono separati, obbligati a rispettare orari di tabella e l'allattamento al seno risolto al più presto, come se si trattasse appunto di uno stato disturbante. Il parto eutocico è spesso sostituito da quello chirurgico che, ove non si tratti di un intervento salvavita, priva madre e bambino delle fondamentali ed elementari forme di comunicazione corporea alle quali ogni mammifero ha diritto e che si perfezionano nell'allattamento al seno, formando individui migliori. Una gestante, poi partoriente e poi nutrice è persona in stato di diversa abilità e fisiologia. Va supportata e preparata a riappropriarsi di queste sue peculiari, particolarissime attitudini/abilità/competenze e il personale qualificato a farlo deve fornirle parametri di autonomia piuttosto che di dipendenza, disistima e disabilità indotte. Le ostetriche stanno svolgendo un ruolo importantissimo nel consentire a neonati e madri di riappropriarsi delle loro peculiarità e diritti specifici. Ciò che sembrava impossibile si sta realizzando: l'ospedale amico del bambino restituisce all'ambiente mamme nutrici più liete e consapevoli, bambini più sani e sereni, operatori di supporto e informazione preparati all'ascolto in spirito di servizio (si vedano i dieci punti dell'OMS per l'allattamento al seno, i sette passi per la formazione specifica del personale e le recenti esperienze laziali). Apprezzare le diverse abilità significa evitare di produrre disabilità indotte e dispendiose insicurezze.
|