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Mafia, politica e mercato PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
Giovedì 19 Giugno 2008 02:00

Ci hanno sempre raccontato che quando avvengono omicidi di mafiosi saremmo in presenza di clan che si combattono per la conquista del territorio, così come avveniva ai tempi del feudalesimo medievale. E che gli altri omicidi sarebbero avvertimenti per la società: per chi non vuole pagare il pizzo e sottomettersi alle cosche o per chi ha espresso l'intenzione di uscire dal giro, magari pentendosi e raccontando qualcosa.

Recentemente gli industriali siciliani [+] hanno pubblicamente dichiarato che non vogliono più stare al gioco dei mafiosi e che metteranno fuori dalla loro associazione coloro che si assoggettano a versare le tangenti. D'altro canto, specie in edilizia, fare economia sui materiali per compensare le uscite della cosiddetta protezione non è più redditizio in quanto sono aumentati i controlli sulle opere compiute e le sanzioni, anche penali.

Ma anche la criminalità si è globalizzata e modernizzata: lo spaccio di droga e la prostituzione sono progressivamente lasciati alle organizzazioni malavitose straniere (paesi dell'est e africani) e all'iniziativa personale delle giovani bande italiane rampanti. La mafia, quella seria e consolidata, ormai da anni gestisce aziende pulite, localizzate internazionalmente e specie nei settori dell'edilizia, della finanza, dei servizi pubblici e nel turismo. Un'attività che porta i mafiosi a competere o fare accordi con industriali, finanzieri, amministratori pubblici e rappresentanti politici.

In Campania (ma solo in quella regione?) la criminalità locale - che non è la mafia in quanto sinora non è riuscita ad impossessarsi del paese del sole - gestisce da anni la raccolta e lo smaltimento della nettezza urbana. Una organizzazione a delinquere che si chiama camorra, una volta dedita a furti, raggiri e atti minori; a differenza della mafia i camorristi si vantavano (anni orsono) di non aver mai ucciso. I tempi evolvono e anche la camorra ha sulla coscienza qualche omicidio, da spartire con lo Stato che non ha tutelato adeguatamente i suoi cittadini.

La mondezza è un affare e sui ricavi dei rifiuti ci vivono camorristi e abitanti di quartieri e paesi. Gli amministratori locali hanno avuto consensi elettorali plebiscitari, da oltre quindici anni gestiscono il potere politico ed amministrativo, e anche l'assegnazione dello smaltimento dei rifiuti. Un potere solido, come quello della mafia: basato sul consenso o il disinteresse della popolazione. Una tolleranza che, necessariamente, deve aver avuto dei compagni di merenda in seno alla pubblica amministrazione e nelle formazioni politiche. Lo scontro, come avvenuto in Sicilia, non poteva essere più rinviabile.

Sull'onda dell'economia di mercato la Campania si sta avviando ad una svolta: la mafia subentrerà alla camorra nella gestione di un importante servizio pubblico?

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 19 Giugno 2008 10:24 )
 
 

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