Ogni trapasso di istituzione o regime dal vecchio al nuovo ha sempre rappresentato l'adeguamento all'evoluzione culturale, sociale ed economica dei tempi. Ogni mutamento è stato la conseguenza di un rinnovamento, di una riforma. Preceduto, però, da eventi storici (guerre, carestie ecc.) o culturali (dottrine politiche, economiche o religiose). I riformatori sono sempre nati prima delle riforme e hanno diffuso le nuove idee nell'opinione pubblica.
La Rivoluzione francese è stata la conseguenza di un diffuso malessere sociale che si era esteso sino alla piccola borghesia del tempo (i commercianti e artigiani vessati dalle tasse). Un malumore contro la classe dei nobili e del clero giustificato dalle nuove idee propagandate da Rousseau, Voltaire, Diderot, d'Alambert e sfociato nella Rivoluzione. Il passaggio, in Italia, dalla monarchia alla prima repubblica fu causato dalla sconfitta bellica e dalle conseguenti vicende ma preparato da uomini che conobbero l'esilio, il carcere e (alcuni) la lotta partigiana; sempre però con un ideale di giustizia e solidarietà politica e sociale. Pochi nomi tra i primi che vengono alla mente, tanto per rendere l'idea della statura dei personaggi: Gobetti, Gramsci, Calamandrei, Parri, De Gasperi ecc. L'unità d'Italia si deve agli intellettuali della borghesia dell'Ottocento (Mazzini, Beccaria, Giusti, Gioberti ecc.) che riuniti in circoli diffusero le nuove idee di una Patria comune attraverso giornali e pubblicazioni che riuscirono a coinvolgere larghi strati di popolazione e l'apporto decisivo di capi carismatici popolari (Garibaldi, Manin, Guerrazzi, Saffi ecc.). L'avvento della seconda repubblica italiana scoccò dalle inquisitorie del pubblico ministero Antonio Di Pietro contro la classe politica di allora. Ma il malcontento che già covava fra la popolazione, alimentato dalla destra missina come dalla sinistra comunista, fu ingigantito dalle reti televisive e, in modo particolare, dai telegiornali di Emilio Fede (Mediaset). Molti esponenti politici democristiani e socialisti di quarta tacca e giovani rampanti colsero l'occasione al volo per presentarsi come riformatori e innovatori (qualcuno tuttora sopravvive) dando il colpo decisivo per la caduta della prima repubblica. Fu un cambio di generazione. Ora siamo entrati nella terza repubblica, che è un adeguamento ai tempi della globalizzazione. Ai filosofi e ai letterati che vaticinavano assetti sociali e politici di un ideale futuro è subentrato il concetto (e la pratica) che la capacità propositiva non debba più essere riservata a studiosi o capi carismatici in linea con il pensiero della classe intellettuale, ma in base alle decisioni della massa acclamante. Il consenso e la sovranità popolare hanno preso il posto delle teste pensanti. E anche i rappresentanti del popolo sono mutati: al politico perseguitato dal fascismo è subentrato quello perseguitato dalla magistratura, all'autore di trattati sociali (non arricchitosi per questo) è seguito il pragmatico imprenditore dedito a sviluppare i suoi affari in nome del consenso ricevuto dall'esito elettorale. Il frugale parlamentare tutto famiglia, partito e Parlamento, (per es. Togliatti, De Gasperi, Moro, Nenni, Almirante ecc.) è stato sostituito dall'allegrone amico di banchieri, mafiosi e malavitosi in genere. In nome del progresso tutto cambia: i valori e i bisogni, i comportamenti e le istituzioni. Ma non è detto che la direzione sia sempre verso il meglio!
|