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Potere d'acquisto PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
Domenica 20 Luglio 2008 02:00

Superato lo scoglio del salvaprocessi, il dibattito politico si incentra sui problemi economici del Paese. Finalmente governo e partiti si sono accorti che qualcosa non funziona e che le famiglie italiane (quelle che non appartengono alle varie caste dei politici, magistrati, giornalisti, docenti universitari, manager, divi, affaristi ecc.) vivono in ristrettezze economiche. Ci si interroga sulle cause e sulle risposte da dare all'emergenza dei bisogni. E, come al solito, i pareri sono discordanti.

La colpa è di quella tale Eva che mangiò la mela, e anche (se vogliamo andare in epoca moderna) ai terroristi che abbatterono le torri gemelle di New York. Oppure la conversione della lira in euro (non eravamo abituati a contabilizzare i centesimi). Comunque la colpa è sempre degli altri: su questo destra e sinistra sono d'accordo.

L'energia elettrica costa cara perché l'importiamo dalla Francia e quella che produciamo in casa non è più fatta con le cascate d'acqua ma con il petrolio. Il pane costa caro sempre per colpa del petrolio: non perché i panificatori lo mescolano alla farina (chissà con quante altre sostanze nocive), ma perché viene da oltremare. Il grano stesso è aumentato di prezzo poiché i grandi produttori lo convertono in combustibile pulito invece di metterlo a disposizione per scopi alimentari. Così almeno ci raccontano, oltre al fatto che - per aumentare la produzione e migliorare la qualità - le sementi sono geneticamente modificate e quindi non riproducibili, valgono per una sola semina.

Il fatto è che il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito. I poveri in Italia sono milioni. Non tutti hanno il reddito pro-capite delle caste. La ricetta dei sindacalisti e dei partiti è semplice: aumentiamo salari, stipendi e pensioni! Ma in anni di magra dove scovare le risorse necessarie? Il governo sta raschiando per le sue necessità il fondo del barile, gli imprenditori piangono miseria.

Qualcuno ha avuto un'idea: una carta da quattrocento euro alle famiglie povere, da spendere in un anno nei negozi. Quattrocento euro per milioni di famiglie sono una bella cifra. A meno che non sia uno sconto concordato con determinate catene di distribuzione. Può darsi anche che qualcuno, bisognoso di denaro subito, venda a prezzo scontato la sua carta. Inoltre, chi distribuirà tale aiuto? Il competente assessore a qualche povero e agli amici degli amici? L'assegnazione avverrà su domanda del richiedente? Un vero povero, analfabeta o disinformato come potrà giovarsi del provvedimento? Inoltre, il meccanismo richiederà (tra controlli e certificazioni) un'imponente procedura amministrativa e contabile, con spreco di risorse del personale pubblico.

Dato che i poveri sono carenti nei bisogni primari, come ad esempio il pane, la pasta e il latte non si potrebbe stabilire che per importi di spesa inferiori a cinque o dieci euro giornaliere sui generi di prima necessità l'iva sia scontata a zero euro? Basterebbe tarare elettronicamente le bilance. Oppure permettere ai piccoli contadini di accedere una volta a settimana in luoghi messi a disposizione dal Comune, per vendere l'ortofrutticoltura, senza licenze ma con la sola iscrizione nell'albo comunale.

Pochi centesimi di risparmio al giorno, che rappresentano una risorsa per coloro che sono veramente poveri.

Per l'energia elettrica o il gas basterebbe togliere l'iva e gli accessori agli importi mensili della bolletta, se non supera un determinato consumo.

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 22 Luglio 2008 01:36 )
 
 

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