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Scritto da Fulvio Roccatano
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Mercoledì 23 Luglio 2008 02:00 |
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E' prerogativa dei sociologi studiare la società, dicotomicamente considerata per certi aspetti dell'opinione pubblica come folla (oclologia) e pubblico (demodoxalogia). Ma vi sono anche altre categorie di persone che empiricamente mettono in pratica per il loro lavoro tali presupposti. Ad esempio politici, venditori, giornalisti e attori.
Di quest'ultimi un esempio significativo ce lo ha dato Gianfranco Funari, scomparso in questi giorni. Prima recitando per un pubblico ristretto nel cabaret, poi rivolgendosi al pubblico televisivo, con enorme successo, dovuto alla sua comprensione psicologica dei presenti e di quelli davanti al video. Il suo linguaggio colorito, non sempre rispettoso della lingua italiana, ha fatto epoca, senza mai toccare il trash di Beppe Grillo e di Sabina Guzzanti, definiti con un calembour, agli spettacoli del Bagaglino, "i guitti del Travaglino" (con riferimento al collega Marco Travaglio). Due aneddoti emblematici di Funari: l'uno pubblico e sferzante sulla politica italiana; l'altro privato con una regressione di memoria. Il primo: in Italia vi sono talenti senza carriere e carriere senza talento. Il secondo, ricordando la sua adolescenza in un quartiere popolare di Roma. Una signora, sua vicina di casa, chiamò un medico per far visitare il proprio marito. Dopo la visita il medico mise in una tasca la parcella di cinquemila lire e dall'altra tasca tirò fuori una cartamoneta di diecimila lire che consegnò alla signora raccomandandole di comprare qualche bistecca per il marito.
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Agosto 2008 14:55 )
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