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bassorilievo del mitreo del irco massimo

- Tauroctomia, Mitreo del Circo Massimo, Roma

Gli equinozi di primavera e di autunno (notte uguale al giorno) e i solstizi d'estate (il giorno più lungo dell'anno) e d'inverno (il giorno più corto dell'anno) costituiscono dai tempi più lontani i quattro punti di riferimento utilizzati dagli esseri umani per gestire il potere socioeconomico. Questi eventi, legati al mutare delle stagioni, alla qualità della visibilità nell'arco delle ventiquattro ore, alle fluttuazioni climatiche e atmosferiche sono determinati da fenomeni e leggi fuori del dominio dell'uomo, che può soltanto tentare di adeguarvisi, in modo più o meno virtuoso. Lo farà in base al suo grado di conoscenza e livello di elaborazione tecnologica. Lo farà in base al suo grado di consapevolezza delle sue capacità e possibilità gestionali. Lo farà con maggiore o minore lungimiranza, più o meno positiva per l'ambiente tutto. Dovrà comunque rapportarsi con l'opinione pubblica per ottenerne consenso e collaborazione, quindi disporre di potere di azione.

Gli ascendenti di Mithra sono di antica nobiltà. Molti di loro hanno trovato collocazione simbolica nella volta celeste, personificando stelle e costellazioni. La loro certezza topologica nella volta celeste ha fornito l'equivalente astrale di fari e portolani per naviganti ed errabondi di ogni tempo e luogo. La precessione degli equinozi, che fa apparire spostato l'equinozio di primavera in rapporto ai segni (o simboli) dello zodiaco e rende polari stelle che prima non lo erano, potevano essere soltanto frutto dell'azione costante di una divinità egregia ed eccellente. Il fenomeno lento, ma percepibile da chi sapeva, apparve, a chi ne fu informato, formidabile strumento di potere e fidelizzazione di particolari pubblici, quali l'esercito o la famiglia imperiale. Il culto mitraico fu opportunamente strutturato come misterico; e i soggetti di conoscenza simbolizzati in modo che venissero letti e compresi non tanto oggettivamente, quanto piuttosto in base ai pregiudizi culturali degli adepti e al loro grado di iniziazione. L'iconografia presente nei reperti afferenti al culto mitraico si presta a interpretazioni apprezzabilmente diverse a seconda del parametro chiave da cui si parte: tra le varie scegliamo quella secondo cui Mithra personifica una divinità talmente potente ed egregia da aver spostato l'asse terrestre e le costellazioni nel cielo, anticipando l'equinozio di primavera e i germogli che ne derivano, di contenere nel suo mantello e in suo dominio l'intera volta celeste, di aver condizionato il sole a suo commilitone, la luna a sua ausiliaria nel governo delle maree e con esse l'aria, il fuoco, l'acqua e la roccia, madre di Mithra.

dipinto nel mitreo di marino

- Encausto, Mitreo di Marino (Roma)

Demodoxalogicamente, possiamo supporre che siano stati confezionati pacchetti comunicativi tanto adeguati alla porzione e qualità del messaggio quanto alla nicchia del pubblico ricevente: informazioni, dirette o reciproche, per dosare il grado di protezione del segreto di base e al contempo ottenere la massima efficacia comunicativa e fidelizzare il pubblico ricevente. La simbologia offriva per lo stesso simbolo molteplici letture, relazionate al livello di cultura, conoscenza misterica e personale intelligenza dell'adepto. La base di tutti i messaggi consisteva nell'offrire due registri di certezze: successo ed eccellenza nella vita terrena; certezza di salvazione e di stellare sopravvivenza dopo la morte. L'autorevolezza della promessa derivava dalla possibilità di visione sinottica del cosmo dall'origine del tempo e proiettata nel futuro più lontano. Qualunque uomo disposto a sopportare e capace di affrontare i gradi di iniziazione con fedeltà e lealtà alla consorteria mitraica ne avrebbe guadagnato in potere tanto fuori che dentro l'ordine del culto. L'iniziazione misterica avrebbe infatti fornito all'iniziato esperienze e conoscenze che si sarebbero potute riverberare tanto nella vita pubblica, incrementando il suo prestigio (in quanto persona egregiamente affidabile, informata e capace, assicurandogli una crescente fortuna socio economica) quanto sulla sua ascesa ai più alti gradi di esperienza e conoscenza per esercitare l'immenso potere misterico e raggiungere la sopravvivenza celeste.

Soprattutto, all'adepto si offriva la possibilità di conoscere l'inconoscibile; di rimanere invitto, qualunque fosse il valore semantico attribuito a questa parola; di riuscire a rompere ogni schema con il passato e velocemente cambiare il vecchio direttamente in qualcosa di tanto nuovo da essere futuro e quindi invisibile alla folla estranea. Mithra aveva spostato l'universo celeste mettendo a morte il Toro per anticipare l'equinozio di primavera in Ariete, anticipare la fertilità della terra con l'obbediente collaborazione del segno dello Scorpione, il quale non soltanto rinuncia ad ospitare l'equinozio di autunno, ma avvelena i testicoli del sacrificato toro, perché la sua cosmica fertilità finisca con lui, consentendo ad altri di svolgere la funzione vivificatrice. Con certezza futurista si salta la Bilancia e subito la coda del Toro fiorisce in spiga fissata nella mano della Vergine, sede del futuro equinozio di autunno. Nell'iconografia mitraica le costellazioni intermedie posizionate tra quelle delle due figure equinoziali (Scorpione e Toro) declassate dal potere di Mitra partecipano attivamente al cambiamento: l'Hydra (il serpente) il Corvo, la Coppa, la Spica tenuta in mano dalla Vergine o Grande Madre, il Leone, il Cane. Caute e Cautopates possono sembrare Gemelli e lo sono simboleggiando gli equinozi tanto per le gambe incrociate che per le torce in posizione reciproca.

La notorietà di quanto il complesso comunicativo mitraico sia stato efficace e riapplicato nel tempo e di quanto ampia sia la sua diffusione spaziale sono inversamente proporzionali: monumenti mitraici sono stati eretti a centinaia per tutta l'area dell'Impero romano, dalla Scozia al Nord Africa, in tutta l'Europa, nei Balcani e in Asia Minore; la poesia di Rudyard Kipling "A Song To Mithras", inno dedicato alla XXX Legione, è stata adottata da moderne associazioni, più o meno misteriche. Mithras, Deo Soli Invicto: ambiguità dei ruoli e identità di Mitra, del Sole, di Fetonte e di altri che incorporano l'oximoron che osare troppo può essere dannoso. Per i soldati, Mithra personificava paterne certezze e consentiva loro di identificare il servir tacendo e l'orgogliosamente morire con la filiale devozione necessaria a farsi guidare verso la certezza della resurrezione astrale. Mithra, dotato di consapevolezza futurista delle leggi del Cosmo e capace di gestirne il cambiamento, qualunque sia la sua magnitudine, era l'unico faro di riferimento certo per chiunque fosse disposto e deciso ad abbandonare il noto e l'obsoleto, lasciandosi traghettare verso l'acquisizione delle medesime doti futuriste del Dio, attraverso un percorso di dosata conoscenza dell'invisibile.

Si è già considerato l'aspetto immanente del Futurismo (si veda Futurismo 2009 e Archeodemodoxalogia e Futurismo): quello del 1909 ebbe una sintetica codificazione tanto teorica che operativa e manualistica. Le antiche radici del mitraismo, fino alle sue odierne rivisitazioni, confermano l'aspetto immanente del Futurismo negli umani di ogni tempo per gestire in modo egregio ed efficace il potere socio economico nei confronti dell'opinione pubblica.

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