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Foto del tempio di Vesta al Foro romano


Tempio di Vesta al Foro romano

Tecnologia vuol dire trasformazione. Tecnica uno dei modi possibili, da solo o in concorso con altri, per ottenere la trasformazione voluta.

Tutti i fenomeni e le risorse utilizzati con intelligente combinazione generano esponenziali modificazioni ambientali nello spazio-tempo.

La qualità ambientale di ogni civiltà è rapportabile a quella della sua tecnologia e la gestione delle conoscenze tecnologiche agisce come formidabile strumento di formazione dell'opinione pubblica.

La possibilità per l'essere umano di riuscire a suscitare arbitrariamente quel potentissimo acceleratore di evoluzione tecnologica che è il fuoco, per l'immanente necessità di migliorare tempi e metodi, lo ha spinto a sancirne la sacralità con obbligo di perenne conservazione. Fin quando il fuoco era frutto di cause accidentali, spesso devastanti e tragiche, la sua responsabilità era degli dei, soprattutto di Giove. Da quando Prometeo ne rubò l'esclusiva trasferendone conoscenza e possibilità di reiterazione al genere umano, la cosa apparve talmente fuori dai canoni da sanzionare la condanna del misfatto condannando la spia industriale ad eterno supplizio per opera di un'aquila, simbolo di Giove. Si era compiuto un sacrilegio, tanto utile che era bene distrarre l'opinione pubblica enfatizzando che la colpa era stata esemplarmente punita. Al contempo, era necessario sancire in modo reciproco la disponibilità del fuoco come dono all'umanità e spostare l'attenzione sulla sacralità della gestione e perenne disponibilità del fuoco sulla terra.

Nello spicciolo quotidiano era molto più semplice conservare il fuoco già acceso che doverlo suscitare al bisogno, sempre in rapporto alle condizioni ambientali culturali, di tempo e luogo specifiche. A Roma, fin dalla fondazione della città, il fuoco comunque ottenuto (da un incendio, da fulmine o da sfregamento di selci o quanto altro possibile) veniva conservato in un luogo riparato, opportunamente aerato per assicurare il necessario comburente e mantenuto alimentato da combustibile. Attribuire alla necessità di rifornimento di combustibile valenza di salvifica offerta sacrale, ai serventi alla combustione dignità di sacerdoti custodi e al prodotto della combustione certezza di interazione con lo Stato costituiva una formidabile struttura mentale di riferimento per ogni cittadino. Pane, tecnologia, armi e condivisione dei profitti erano assicurati dalla fiamma perenne del Fuoco Sacro. Perciò la casa del fuoco ebbe spesso una forma circolare, con un foro o camino praticato nella cuspide del tetto, tetto posizionato nel tempo via via più in alto per ridurre il pericolo di incendio della struttura stessa. Divenne tempio dispensario, focolare dello Stato, certezza di prosperità economica, evoluzione tecnologica, assicurazione di fuoco e pane per ogni famiglia e per chiunque volesse gratuitamente attingervi, partecipando a sua volta all'aspetto sacerdotale della personale o familiare gestione del fuoco. Lo Stato assicurava il servizio di custodia e cura di questo sacro dono con un corpo di giovanissime vergini preferibilmente di nobile stirpe, costrette a vivere in assoluta castità e devozione nel tempio per trent'anni, alle quali erano reciprocamente assicurati favori, privilegi e rispetto superiori a qualsiasi altro dignitario dello Stato. Ove avessero trasgredito, sarebbero state messe a morte per seppellimento, non potendosi in alcun modo spargere il sangue delle Vestali. Il tempio a forma di tholos era appunto dedicato alla dea Vesta, protettrice della casa, della patria, della sociale convivenza, del focolare domestico, della luce artificiale, del potere che deriva dalla sapiente gestione di una fiamma accesa, sempre e immediatamente disponibile per tutti.

denario romano con il tempio di vesta


Denario di Quinto Cassio con il tempio di Vesta

La fiamma, che si modella per continua reazione motoria e luminosa dei suoi componenti chimici, ha sempre suggerito qualcosa di trascendente e intangibile, di volta in volta adattato alla contingenza e ai pregiudizi umani. Tracce di quell'antico complesso di comunicazioni all'opinione pubblica legate alla gestione del fuoco sacro e utilizzate per infonderle fiducia nello Stato permangono nelle fiamme perenni che ancora oggi vengono custodite e onorate in opportuni templi, religiosi o laici. Tracce di sacro si leggono nell'uso moderno di accendere fiamme per celebrazioni, commemorazioni, ricorrenze. Le antiche valenze di quel fuoco sacro, tanto sapientemente gestito come fonte di certezze statali, dovrebbero continuare anche ad illuminarci sulla convenienza del reciproco rispetto nell'ambito dei codificati e concertati oneri ed onori dei cittadini, che sono lo Stato stesso.

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