| 04 Luglio 2009

L'allestimento comunicativo dell'affresco del Natale di Greccio è assimilabile a quello che utilizza la griglia o gabbia tipografica per collocare le notizie sulla pagina di un quotidiano. Lo stesso criterio distributivo sottende la struttura di tutte le 28 effemeridi giottesche del ciclo delle storie di S. Francesco. Le ultime tre si ritengono completate, pittoricamente, da un allievo. La struttura della gabbia tipografica caratterizza lo stile comunicativo che lega singole effemeridi di una testata. La medesima affinità strutturale lega e caratterizza la progettazione delle storie affrescate nella Basilica superiore di Assisi e attribuite a Giotto. La collocazione degli elementi da comunicare nell'ambito della griglia giornalistica non è casuale, ma si conviene che le notizie di maggiore rilevanza vengano posizionate nel taglio alto; aggiornamenti di argomenti già noti o di minore rilevanza in quello medio; la cronaca locale in quello basso; dall'alto, tutto a sinistra, l'articolo di fondo, che esprime l'opinione del direttore della testata. Ai lati della testata e in fondo alla pagina sono spesso inseriti annunci pubblicitari. Proviamo dunque a sovrapporre una griglia tipografica ripartita in nove spazi omogenei alla composizione giottesca dell'effemeride del Natale di Greccio.
Taglio alto. Su un fondale di roccia imponente e incombente, si stagliano: a sinistra un pulpito vuoto, con quattro alti ceri, posizionato all'esterno dell'iconostasi; al centro un crocifisso ligneo ancorato al marcapiano dell'iconostasi, col fronte rivolto e inclinato verso la navata o comunque verso lo spazio destinato al pubblico esterno all'iconostasi. Del crocifisso si vedono la forma, la struttura, gli ancoraggi del lato posteriore; le sue superfici visibili al pubblico reale colorate in modo uniforme. Sarebbe difficilmente visibile dal pubblico sulla scena. Il crocifisso si trova anche in posizione intermedia nella direzione tra il pulpito e il baldacchino. A destra, all'interno dell'iconostasi, la parte superiore del baldacchino del ciborio posto a custodire il luogo del Santo, copre anche l'altare.
Il tetto e la lanterna del baldacchino sostengono dei festoni, probabilmente di vegetali freschi. I due frontoni visibili del tetto del ciborio hanno un'apertura trilobata su quello a sinistra di chi guarda il dipinto, mentre su quello che guarda lo spettatore reale, ma non visibile ai personaggi e ai pubblici in scena, c'è un'ostia adorata. Non sappiamo se le decorazioni si ripetono sui timpani reciproci. Nell'insieme, il pulpito è vuoto. Il crocifisso al centro è girato. La copertura del ciborio raccoglie nella sua struttura e decorazione simboli e stereotipi comunicativi del sacro e del Santo.
Taglio medio. E' delimitato in alto dal marcapiano dell'iconostasi; in basso dalla linea orizzontale a livello del punto di appoggio del leggio sulla base che lo sostiene. Ha per fondale l'iconostasi, aperta solo nella porzione per il passaggio delle persone; tale varco lascia vedere la roccia della grotta, oltre numerose donne in abiti eleganti che vi si accalcano. La prima sembra stare nel vano del passaggio. Tutto il taglio medio contiene il "mezzo busto" delle persone visibili nella scena, salvo Francesco e il Bambino.
A sinistra, uno spazio architettonico, oltre l'iconostasi, vuoto; all'interno dell'iconostasi numerosi dignitari; quello in prima fila sta parlando con qualcuno alle sue spalle, oppure "fuori campo" con espressione dubbiosa, discorsiva, accompagnata da un gesto della mano aperta; dietro di lui altri dignitari; in prima e seconda fila, vicino a lui, due dignitari molto attenti ad osservare i religiosi intorno all'altare; addossato all'iconostasi, uno dei due frati del coro assisi sulle panche rialzate, che canta, come tutti gli altri frati coristi, a squarciagola, con lo sguardo rivolto in alto. Al centro, addosso all'iconostasi, l'altro frate, il dignitario davanti a lui che guarda verso il celebrante; oltre l'iconostasi, le donne, parzialmente celate dal leggio circondato da candele. A destra, addossati all'iconostasi, altri due frati del coro, si suppone anch'essi assisi (non essendo visibile la panca rialzata dove stanno seduti); davanti ai frati, un uomo a capo chino, in abito con effetti di luce non uniformi, sembrerebbe di tessuto prezioso di colore molto scuro, abito diverso da quello di ogni altro uomo presente; in testa calza un cappello bordato riccamente. Un religioso in abito rosso lo guarda; altri religiosi diversamente abbigliati; uno è parzialmente coperto dalla colonna del baldacchino; il sacerdote celebrante la messa, abbigliato riccamente, è in primo piano, girato e curvo a guardare Francesco e il Bambino, tendendo loro le mani, mentre lo sguardo degli altri religiosi sembra diretto ai dignitari presenti nella parte opposta. Le colonne del ciborio e i religiosi sembrano affollarsi e nascondersi a vicenda; la mensa dell'altare è coperta da una tovaglia candida, sulla quale è poggiato un esile candelabro a due bracci, acceso; al di sopra delle teste dei frati cantori c'è una struttura che potrebbe essere un candelabro o un reggi lumini; la sua altezza da terra è simile a quella delle candele che illuminano il leggio. Nell'insieme, contiene i caratteri identificativi dei "pubblici" (oggettivo, soggettivo, virtuale) e dei soggetti singoli che li compongono presenti al fatto accaduto, con elementi di fruizione dello spazio.
Taglio basso. Offre interazione con il pubblico reale, un momento del fatto accaduto, i simboli delle malleverie culturali e storiche dell'effemeride e la sintesi pubblicitaria dell'intero messaggio.
A sinistra: i panneggi delle vesti dei dignitari; i loro piedi calzati; le mani di uno di loro, una chiusa sull'altra; una apprezzabile porzione di pavimento (o tappeto). Al centro: il panneggio dell'abito, le mani intrecciate e i piedi del dignitario più vicino a Francesco; tra il dignitario e il corpo di Francesco; in seconda fila, il mobile che fa da basamento al leggio; sul fianco di questo, applicata, con due bolli in ceralacca, una pergamena sulla quale si contano 24 capoversi; subito dietro alla struttura del leggio, una porzione della panca del coro e sul limitare dell'iconostasi la mano della donna che regge il proprio mantello; tra il mobile con la pergamena e il pubblico reale, davanti al lato corto della mangiatoia riccamente decorata, il corpo inginocchiato di Francesco rivestito da un camice da diacono, con polsi e corpetto ricamati; il suo capo è circondato da un'aureola dorata. La porzione di pavimento libero tra pubblici in scena e il pubblico reale va rastremandosi, lasciando avvicinare gradualmente a chi guarda il dipinto il soggetto dell'effemeride. A destra: il volto con aureola di Francesco; le sue mani reggono e cullano il Bambino; il Bambino con aureola sembra parlargli; il Bambino è avvolto in un panno rosso; sotto il Bambino, la raffinata, artistica mangiatoia; davanti a questa e verso questa, più piccolo di questa, rivolto ad essa e alla coppia Francesco-Bambino con il muso e lo sguardo, l'asino, in secondo piano; in primissimo piano, estraneo a quanto gli accade intorno, il bue, molto piccolo, addossato al gradino candido (questa porzione di marmo è l'area più chiara di tutto il dipinto); dietro le aureole dei due Santi si vedono l'abito scuro marezzato dell'uomo a capo chino, la caduta laterale della tovaglia che copre l'altare, riccamente ricamata, il tappeto su cui poggia i piedi il celebrante; i panneggi delle vesti del celebrante. Tra la colonna in primo piano e il panneggio del celebrante fa da sfondo la veste del religioso in rosso; in primissimo piano i gradini di accesso all'altare; la porzione bianca decorata con fregio cosmatesco (presente in varie zone del dipinto) del primo gradino di accesso all'altare; subito a destra i gradini sono coperti da un tappeto. Mangiatoia, asino, bue e gradino coprono quasi completamente la pavimentazione in rosso, annullando lo spazio tra effemeride e pubblico reale.
Nell'insieme, pubblico numeroso e notabile è convenuto per assistere al fatto che poi accadrà; la Regola in 24 punti fa da sfondo al corpo del Santo, fissata sul supporto al leggio che sostiene il Vangelo; Francesco culla il Bambino; il celebrante tende le mani verso di loro.
Giotto elabora la griglia compositiva dell'intero ciclo di affreschi delle storie di S. Francesco con mentalità demodoxalogica: forma mentis che prescinde da tempo, luogo e livello di evoluzione tecnologica o cultura che circonda il demodoxalogo attitudinale. L'archeodemodoxalogia tende a dimostrarlo, individuando in effemeridi o algoritmi del passato le costanti comunicative destinate all'opinione pubblica. Dal prossimo articolo si tenteranno alcune possibili letture di quanto inserito e distribuito nell'affresco del Natale di Greccio.
(La precedente puntata è stata pubblicata il 26 giugno 2009, la prossima puntata sarà online la prossima settimana)
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