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Preghiera di S. Damiano

Abbiamo assimilato gli affreschi giotteschi ad effemeridi di tipo giornalistico: intenzionalmente comunicativi nei confronti del pubblico e con finalità di formazione dell'opinione pubblica. Giotto e la sua opera è infatti soggetto protagonista che agisce nei confronti dell'oggetto su cui ricade l'azione determinando la formazione di opinione pubblica in proposito. "Il presepe di Greccio" è il nesso che lega il protagonista o soggetto che compie l'azione al convenuto od oggetto ricevente: l'evento (il primo presepe) lega il protagonista (il committente) che agisce (per mezzo di Giotto e della sua capacità di allestire adeguatamente il messaggio) nei confronti dell'oggetto su cui ricade l'azione (chi riceverà il messaggio, il pubblico spettatore), determinando la formazione di opinione pubblica in proposito.

In questa effemeride vi sono almeno due eventi di uguale e principale rilevanza e altri di minore importanza, ma non strettamente sottoinsiemi dei primi. Il primo evento si propone un fine nascosto mascherato, codificando la già ampiamente propagandata (ma non reale) apparecchiatura di un preteso primissimo presepe di Greccio in un contesto di comodo. Il secondo evento si propone di ridimensionare e collocare tanto la figura quanto l'operato di Francesco in un ambito congruente con un fine palese, ma non dichiarato: quello di conferire integrità e primato alla figura e autorevolezza della Chiesa erga omnes, compreso Francesco e il suo operato. Questa seconda effemeride prende le forme e i modi classici della Chiesa, contestati da Francesco nelle loro realtà corrotte o adulterate: si sintetizza nell'atteggiamento del celebrante che avoca a sé la gestione del "miracolo" operato da Francesco. Giotto riporta in modo palese tanto gli elementi che il committente vuole esautorare quanto quelli che vuole rinforzati come veri, credibili e asseverati nei confronti del convenuto (chiunque guardi il dipinto), posizionandoli e allestendoli al fine di determinare la formazione dell'opinione pubblica in proposito. Gli eventi di minore rilevanza, ma necessari alla formazione di opinione pubblica di supporto alle due principali finalità, si caratterizzano per una riproposizione di temi affini già noti all'opinione pubblica in forma nascosta non mascherata, quali le figure dei Re Magi, riconoscibili perché uno si volta a parlare con un altro re; il bue in primo piano, icona del vangelo di Luca; le donne piangenti e volitive, pubblico oggettivo (femminile) che diventa soggettivo perché vuole superare l'iconostasi diventando pubblico virtuale (le Clarisse). I luoghi raccolgono elementi reali o riportati in effemeridi apocrife (la grotta, l'asino e il bue) separati e legati dalle strutture tipiche della Chiesa (iconostasi, ciborio, pulpito); il crocifisso è girato perché il protocollo in atto nei pressi dell'altare, sopra il presepio, è diverso da quello prescritto dallo stesso crocifisso in S. Damiano; i pochi frati cantori, quell'esiguo pubblico soggettivo-virtuale fuori dalle dispute fra i due pubblici virtuali dei dignitari e dei religiosi fa da sfondo a ciò che sta cambiando. Così è per la regola non bollata affissa al basamento del leggio, che viene così tanto celebrata quanto obliterata; il laico Francesco è presentato vestito del camice diaconale, già santo, unicamente intento a cullare il suo mistero prediletto, l'incarnazione, con tenerezza tutta umana di padre putativo di Gesù: entrambi hanno l'aureola. Il celebrante tende le braccia, simbolo della Chiesa pronta a riaccogliere Francesco precipuamente in veste di Santo, operatore di miracoli. Francesco aveva raccomandato nella Prima lettera ai custodi che ogni preziosità e sacralità venisse riservata all'eucarestia. Questa raccomandazione di Francesco viene resa da Giotto, esecutore della committenza, nella profusione di preziosità ambientali e applicate anche al camice di Francesco.

Il presepe di Greccio

Infine, il titolo: "Il presepe di Greccio": si fa preciso riferimento alla greppia che ospitò il fieno farmaco nella piccola grotta in montagna, mentre poi tutto viene fatto convergere nell'apparato del Natale di Greccio, dove S. Francesco inventò il presepe. Abbiamo, dunque, osservato effemeridi diacroniche pregresse e posteriori alla famosa notte in cui Francesco nunzio, chiamò a condividere e gioire del mistero dell'incarnazione custodi di animali bisognosi di cure, in affinità con l'effemeride-vangelo di Luca. Esse ci hanno rivelato che la realtà dei fatti accaduti non è congruente con il racconto degli stessi. I racconti-effemeridi a loro volta, dal tempo dei vangeli (canonici e apocrifi) fino al 1228 e da allora in poi si sono evoluti in modo dinamicamente selettivo e riqualificante, fino all'aspetto rituale e ludico che ben conosciamo dell'allestimento annuale dei presepi. Prima di concludere su come Giotto abbia trasposto la volontà del committente (protagonista) per agire sul convenuto e determinare la formazione di opinione pubblica a tal proposito, forniamo una breve sintesi delle moltissime effemeridi utilizzate da Giotto:

  • Francesco agisce sulla situazione della Chiesa del tempo, convinto di averne avuto commessa dallo stesso crocefisso di S. Damiano, diventando il primo individuo di un pubblico virtuale e soggettivo;
  • il modesto pubblico soggettivo che ne condivide l'opinione, basata sul tentativo di vivere direttamente gli insegnamenti del vangelo in virtù del mistero dell'incarnazione, diventa sempre di più soggettivo-virtuale, attirando altro pubblico che vuole organizzarsi in pubblico virtuale, con modalità gestionali meno genuine e più affini a quelle che Francesco contestava;
  • nel 1221 il laico Francesco propone al Papa una Regola in 24 punti, certamente osservabili da una dozzina di componenti un ristretto pubblico soggettivo-virtuale, meno da uno vasto e articolato virtuale-soggettivo; tale regola fu approvata verbalmente, ma non bollata;
  • nel 1223, a fronte di dissapori e conflittualità fra i vari pubblici virtuali-soggettivi francescani, che nel frattempo si erano sviluppati, facendo allontanare dai pubblici virtuali francescani il laico Francesco, che proseguì secondo il suo punto di vista quanto aveva cominciato, il papa bollò una Regola in 12 punti, sostanzialmente mediatrice tra le varie esigenze e possibilità gestionali;
  • rimaneva da riqualificare l'aspetto virtuale strettamente legato a Francesco protagonista e le sue azioni sul convenuto (la Chiesa indicata a Francesco dal crocefisso in S. Damiano) che avevano determinato una esponenzialmente crescente opinione pubblica in proposito;
  • nelle effemeridi successive al 1223 sono individuabili i fini palesi e nascosti, dichiarati e non progressivamente finalizzati a determinare opportune modificazioni nell'opinione pubblica determinata dal laico Francesco, tendenti a ricondurre questo protagonista nell'alveo da lui criticato, senza contrastarlo apertamente, elevandolo di registro e categoria.

Gerolamo esamina le stimmate

Giotto risolve il problema posto dal committente di mediare tra i fatti realmente accaduti e quelli che era opportuno che fossero creduti accaduti, utilizzando elementi reali, canonici, spuri e già popolari via via inseriti nelle effemeridi fino a lui pervenute: utilizza soluzioni iconografiche che rispettano tanto l'atipicità di Francesco che la canonicità della Chiesa, in un connubio palesemente contraddittorio che induce nel convenuto superficialità di lettura. Cede poi al convenuto la sedia del regista da cui scegliere cosa leggere: la scelta è abilmente condizionata, come in un giornale. Nella prima immagine ("La preghiera di S. Damiano") il crocifisso mentore è fissato sull'altare di una chiesa diroccata, ma luminosa: è ancorato a terra, o all'altare, ed è in comunicazione visiva con Francesco. La seconda immagine ("Il presepe di Greccio") costituisce l'apertura di testa dell'effemeride: centrale, isolato, voltato. Un evento catastrofico, palesemente dichiarato, ma che nessuno nota, che nessuno guarda mentre viene operato il cambiamento ad uso dei convenuti di ogni categoria: è ancorato saldamente alla precarietà strutturale del marcapiano dell'iconostasi. Nella terza immagine ("Gerolamo esamina le stimmate"), dell'iconostasi è rimasto soltanto il marcapiano: la scena è cupa, sullo sfondo un abbozzo di abside. Il laico Francesco è morto in odor di santità. Il crocefisso guarda di nuovo il convenuto-regista pro tempore, invadendo anche con un braccio lo spazio dell'articolo di fondo. La crocefissione è tornata in primo piano. I fermenti tra pubblici virtuali soggettivi francescani sono ormai di pubblico dominio, ma prevalentemente dialettici. La magnitudine del pulpito e del ciborio è stata sostituita dalla inconsistente leggerezza delle piatte icone di una natività e di un angelo, nunzio per eccellenza.

Nel contesto delle 28 effemeridi giottesche che illustrano la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, quelle con i tre crocifissi si trovano rispettivamente al quarto, tredicesimo e ventiduesimo posto, scandendo l'evoluzione della qualità demodoxalogica dei messaggi allestiti dai protagonisti nei confronti dei convenuti per formare via via opinioni pubbliche adeguate ai fini.

Alla ripresa delle attività, dopo la pausa estiva, concluderemo l'effemerocritica dei messaggi di Giotto. Per una spiegazione dei concetti demodoxalogici usati (es. i diversi tipi di pubblico) si rimanda al corso online. Le precedenti parti di questa analisi sono state pubblicate il 26 giugno, il 4 luglio, il 12 luglio e il 18 luglio 2009.

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