| 09 Settembre 2009
Giotto, "Saluto di Santa Chiara e delle sue compagne a San Francesco" (Assisi)
L'effemeride che conclude questa lettura in chiave demodoxalogica del ciclo giottesco ad Assisi è l'affresco (n.23) successivo a quello della verifica delle stimmate sul corpo di Francesco. Il pubblico reale che guarda il dipinto viene informato di come sia evoluta la situazione riportata nel "Presepe di Greccio". In questa effemeride la distribuzione dei pubblici (oggettivi, soggettivi, virtuali) sulla scena è per certi aspetti molto simile a quella di Greccio, ma per altri aspetti appare invece ribaltata.
Nel taglio alto, a sinistra, il pulpito è sostituito da un albero, sul quale si arrampica, visto di spalle, un religioso, oppure un angelo (sulla spalla sembra esserci un'ala). Questa figura suggerisce almeno tre possibili interpretazioni:
- c'è finalmente qualcuno che è in grado di parlare all'opinione pubblica, opportunamente, dovunque;
- nel taglio di apertura, tra la chioma dell'albero e subito dietro la chiesa, una figura indistinta e cupa sembra essere in fuga; se rappresenta il Male, l'angelo che si arrampica sull'albero lo sta tenendo in scacco, ma anche i due santi in primissimo piano, Francesco e Chiara;
- la figura che si arrampica sull'albero, forse per vedere meglio, rappresenta l'opinione pubblica che può ora liberamente vedere, da qualsiasi punto di vista, quanto nel Presepe di Greccio avveniva nel segreto, all'interno di un'iconostasi.
I medesimi elementi sono ora collocati all'aperto, all'esterno della chiesa.
Nel taglio medio, da sinistra, sono presenti: i Re Magi, in abiti verdi, nel medesimo atteggiamento opinante diacronicamente rappresentato anche prima di Giotto. L'azione degli Ordini Minori non ha influito più di tanto sull'opinione dei notabili del tempo. Al centro, dove a Greccio le dame premevano per entrare dove era loro proibito, queste donne sono finalmente riuscite a entrare, ma vi rimarranno claustrate. Sulla destra, religiose in abito di diverso colore indicano che anche per le Clarisse si erano verificati frazionamenti di vario genere.
Il taglio basso ripete le caratteristiche formali di quello di Greccio, ma lo spazio occupato dal corpo di Francesco inginocchiato a cullare il Bambino ora contiene l'immagine di due entità simboliche, fuori dal bene e dal male delle umane vicende: San Francesco e Santa Chiara. Nessuno dei due era stato ancora proclamato santo al momento del fatto descritto. L'anticipazione agiografica ha la funzione di focalizzare l'attenzione dei pubblici che guardano il dipinto sul fine palese e dichiarato di fissare nell'opinione pubblica un'assoluta prevalenza della santità dei due soggetti - Francesco e Chiara - su qualsiasi altra loro possibile caratteristica.
Leggiamo il menabò in senso verticale: l'articolo di fondo ci dice che nulla è sostanzialmente cambiato. Lo sconvolgimento apportato da Francesco e Chiara è stato ridimensionato nei noti ambiti, riservando il trascendente ad altra sfera. L'apertura al centro ci dice che ogni impropria argomentazione è stata fugata, ogni anomalia ha trovato una congruente collocazione nell'ambito della Chiesa. Il religioso in abito e cappello verde osserva da vicino l'aspetto finale presentato all'opinione pubblica del sinolo Francesco-Chiara. L'articolo di spalla è costituito da una chiesa in ottime condizioni, che sta gestendo opportunamente e produttivamente ogni aspetto delle innovazioni portate da Francesco e Chiara. In basso a destra, una evanescente triste venerazione delle stimmate sembra mitigare, agli occhi dell'opinione pubblica, gli entusiasmi di Francesco e Chiara per la povertà.
Un ultimo confronto fra la colonna centrale delle due effemeridi. A Greccio, dall'alto, sono presenti: il crocifisso voltato, le dame determinate e commosse che premono per entrare nell'iconostasi, la regola non bollata e obsoleta, il corpo di Francesco inginocchiato, rivestito dal camice diaconale ricamato in oro. Nel saluto davanti a S. Damiano, dall'alto, sono presenti: il Male in scacco che fugge, la dama ormai suora che si protende dall'interno della chiesa verso l'esterno, la salma di Francesco santo rivestita da un consunto saio, l'icona di Chiara suora santa le cui caratteristiche femminili e volitive sono cancellate dal raggio che dalla statua sulla facciata della chiesa la raggiunge e la scherma, esaltandone gli aspetti monacali e di santità, mentre gran parte delle sue consorelle sono rappresentate come donne ancora volitive, pensanti, emotive.
Concludiamo questa lettura di alcune effemeridi giottesche con un sintesi degli strumenti demodoxalogici impiegati:
- dati evidenti;
- congruenza o incongruenza dei dati evidenti;
- aspetti storici, diacronici, anacronistici, sinottici, ciclici, algoritmici, geografici, ambientali, tecnologici, socioeconomici, iconografici, dell'abbigliamento, simbolici, agiografici, propagandistici, pubblicitari, effemerocritici;
- ricerca del fine dell'effemeride attraverso l'individuazione di elementi di persuasione e condizionamento efficaci alla formazione mirata di opinione pubblica nei loro aspetti palesi dichiarati, palesi non dichiarati, nascosti mascherati, nascosti non mascherati, tenendo conto del profilo sociopolitico ed economico del committente (attore) e del convenuto (oggetto dell'azione dell'attore) nel tempo, nello spazio e nell'ambiente dove l'effemeride trova collocazione.
L'intero allestimento comunicativo eseguito da Giotto su commissione dell'attore per agire sul convenuto (l'opinione pubblica già formatasi in precedenza per le azioni di Francesco e Chiara in quanto attori verso altri precedenti convenuti: la Chiesa diroccata indicata dal crocefisso in S. Damiano e i pubblici di ogni tipo loro coevi) ha per fine il cambio di ruolo dei due personaggi demodoxalogicamente attori. Ai fatti realmente accaduti si antepone una ridondanza agiografica e favolistica di larga e facile fruizione, specialmente a livello popolare e folcloristico, che allontana l'opinione pubblica dalla realtà.
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