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Fotogramma dal film 'Gli uomini che mascalzoni' (1932)


Fotogramma dal film 'Gli uomini che mascalzoni' (1932)

Gli uomini, che mascalzoni... di Mario Camerini è una delle prime pellicole sonore girata in esterni a Milano. Vistata dalla censura il 31 agosto 1932, fu presentata nello stesso anno alla prima rassegna cinematografica di Venezia: senza buoni auspici perché in controtendenza e ricca di innovazioni tematiche e tecniche. Ebbe un immediato successo, influenzando molto l'opinione pubblica. In particolare, la canzone "Parlami d'amore Mariù" si rivelò tanto popolare da essere conosciuta e canticchiata dovunque. Insieme alla pellicola divenne immediata icona di riferimento positivo dell'Italia di quegli anni nell'opinione pubblica nazionale e mondiale. La pellicola ha una durata di circa 63 minuti, divisi in tre parti. E' una effemeride particolarmente adatta a osservazioni di tipo "archeodemodoxalogico".

Lo spazio-tempo-ambiente di cui tratta il film è ben definito, documentato anche da testimonianze dirette di chi partecipò alla confezione del prodotto. I cambiamenti socioeconomici coevi della pellicola hanno da tempo esaurito il loro ciclo di vita e i loro effetti fino ad oggi sono verificabili. I contenuti dell'opera furono percepiti dall'opinione pubblica tanto come effemeride cronachistica (fatti accaduti, narrati da qualcuno, per finalità personali, soggettive) che come effemeride propagandistica (commissionata da qualcuno perché i fatti vengano narrati a scopo di propaganda da qualcun altro per suo conto, virtuale). Dall'analisi dell'opera e dalle testimonianze, tra cui quella dello stesso regista, sembra trattarsi proprio di un'effemeride cronachistica. Il regista e gli autori percepiscono e comunicano i mutamenti e le tendenze in atto nell'ambiente loro contemporaneo lasciando lo spettatore libero di trarre le conclusioni. Descrivono infatti eventi indicativi di mutamenti in atto o che si stanno per verificare. (cfr. il grafico in "Archeodemodoxalogia e futurismo"). Stando alla testimonianza di Camerini, l'allestimento della pellicola fu preminentemente una collezione di verifiche operative di personali intuizioni innovative: girare scene fuori dagli studi, scorporare la banda sonora da quella fotografica per gestire liberamente il montaggio, inserimento a contrasto della canzone, voci fuori campo, impiego in ruoli non canonici di attori già diversamente caratterizzati (De Sica), uso di operai, impiegati e persone comuni come protagonisti ecc.

Molti aspetti ambientali dell'effemeride cronachistica si trovano a convergere in gran parte con i messaggi che in quel momento venivano diretti dalla propaganda di regime tanto all'opinione pubblica italiana quanto a quella mondiale. Tutto andava a costruire il profilo e il prestigio socioeconomico e ambientale dell'Italia in tempo di crisi (quella iniziata nell'ottobre del 1929 a Wall Street). Tanto l'effemeride cronachistica di Camerini che le effemeridi propagandistiche del regime gratificano e rassicurano una classe lavoratrice non ancora pronta per essere prevalentemente consumatrice, ma che va incoraggiata ad esserlo proprio durante la crisi. Una classe lavoratrice costretta a qualificarsi in ruoli legati alla esponenziale, velocissima evoluzione tecnologica del momento. Una classe lavoratrice indotta dalla trasformazione del modello economico a modificare profondamente e radicalmente tanto il tessuto familiare quanto il tessuto sociale che ne consegue. La pellicola-effemeride di Camerini si colloca come forma di opinione pubblica spontanea (con i suoi pro e contro verso i fenomeni in atto) nel contesto dell'opinione pubblica nazionale indotta (esageratamente magniloquente e assertiva), in gran parte in quel momento convergenti. L'effemeride contenitore è strutturata come una fiaba (cfr. Propp, Morfologia della fiaba), di cui rispetta i tempi, i modi, i temi, i ruoli apparenti e reali dei personaggi (funzione reale del personaggio), le dinamiche, gli equivoci, le agnizioni, il lieto fine, l'elemento magico strumento catalizzatore degli eventi (l'automobile). Al suo interno trovano posto altre effemeridi, spesso assimilabili a favole con relativa morale, che offrono sfaccettature del vivere quotidiano di facciata e di realtà. La fiaba nel suo insieme è ambientata nel mondo del terziario contemporaneo. I personaggi traggono motivo di sussistenza e vivono per questo unico aspetto della produzione. Il castello incantato è il Duomo di Milano, icona del panettone pubblicizzato sugli orologi da marciapiede, mole che appare imponente all'aprirsi del sipario-tenda di bottega mentre l'automobile (elemento magico) protagonista dell'intera vicenda compare e si dilegua velocemente nella strada deserta. Poco dopo l'inizio della pellicola, l'automobile si moltiplica nel viavai di numerosissimi taxi che entrano ed escono o sostano nell'autorimessa aziendale. L'imponenza del servizio di autovetture con conducente è suggerita dai numerosi armadietti riservati agli autisti dei taxi. In seguito lo spettatore viene informato che andare da Milano ai laghi "è lontano", ma con l'automobile "in un'ora ci si va". Poi, nelle due corse per tornare a Milano e subito dopo per tornare sul lago a recuperare Mariuccia, lo spettatore si trova a guidare egli stesso l'automobile percependone la velocità per lo sfrecciare delle numerosissime insegne pubblicitarie ai lati della strada. Il regista alterna spezzoni di cartelli in fuga con ruote che girano vorticosamente sfrecciando sulla strada. Tanto la frenata davanti alla casa della proprietaria della vettura che l'impatto catastrofico con il carretto (veicolo a trazione animale da porre in obsolescenza) esaltano in modo anfotero l'automobile quale marchingegno che richiede sicura competenza di gestione (tecnologia sociale a cui ambire).

All'interno del Regno Incantato si trova il Regno delle Meraviglie: la Fiera campionaria della produzione nazionale, del terziario nazionale, del futuro economico nazionale, dei nuovi consumi e relativi modelli di pubblici (oggettivi, soggettivi, virtuali) consumatori. Invenzioni e sorprendenti marchingegni, catene di produzione, trionfo dell'elettromeccanica e dell'automazione, promesse di vita raffinata ed elegante occhieggiano per ogni dove. Numerosi ristoranti, ma anche il "cestino Fiera", dimostrazioni ed offerta di caramelle gratis fabbricate al momento (velocità 145 al minuto), il continuo muoversi ed apparire di carrettini e cartelli pubblicitari preparano all'ultima sorpresa: all'interno del Regno delle Meraviglie c'è anche il Parco dei Divertimenti! Dopo una intera giornata di lavoro, curiosamente, dai facoltosi e potenti imprenditori, ai tecnici, ai dipendenti fino al più squattrinato tra gli appena assunti, tutti si ritrovano al parco dei divertimenti, livellati nei loro ruoli sociali dai giochi riservati ai piccoli. La vera natura dei personaggi trova qui nemesi sul circuito e per mezzo delle automobiline-scontro.

Fiat 508 Balilla (1932)


Fiat 508 Balilla (1932)

Camerini, utilizza l'automobile come motivo, teatro e risoluzione dei problemi di ogni genere, ma anche come nuovo parametro di riferimento per i nuovi valori socioeconomici e le classi sociali: forme di servizio al pubblico propedeutiche alla gestione diretta di una propria autovettura personale. Il vetturino (tecnologia sociale da abbandonare) "toglie il pane" ai conducenti di taxi (tecnologia sociale moderna); il carretto a trazione animale (tecnologia dei trasporti in obsolescenza) determina l'incidente stradale; per conquistare Mariuccia il protagonista Bruno, ciclista, gareggia in velocità col tram, ma per ottenere la sua attenzione stabilmente deve procurarsi un'automobile. Mariuccia verrà riportata a Milano e "salvata" da un camioncino (tecnologia dei trasporti merci moderna). Il taxi (e il servizio pubblico su ruote) è la tecnologia propedeutica alla Balilla, prima vettura utilitaria da guidare personalmente, ma questo è immediato futuro relativamente alla pellicola-effemeride in esame: Camerini non vi fa cenno, anche se ne ha apparecchiato favolosamente l'impatto sull'opinione pubblica. Nella pellicola non si parla infatti di un evento epocale che stava avendo luogo proprio in quella Fiera: il 12 aprile 1932, al Salone internazionale dell'automobile, che si svolgeva alla Fiera di Milano, viene presentata la Fiat 508 Balilla, "finalmente l'automobile che va verso il popolo" (Mussolini). Costa solo 10.800 lire (la paga di Bruno oscilla tra le 1.000 e le 350 lire mensili). Manifesti dedicati al pubblico femminile con lo slogan "FIAT la nuova Balilla per tutti, eleganza della signora" (Dudovich) inondano ancora oggi libri e siti dell'internet.

Ogni personaggio della fiaba indossa un'uniforme di categoria: funzionale a caratterizzare il ruolo e la funzione che interpreta in quel momento, indipendentemente dalla sue qualità intrinseche di personaggio. Le uniformi del vetturino, dei conducenti di taxi, delle commesse della profumeria (terziario voluttuario), del conducente di automobile privata in qualità di meccanico (categoria qualificata in incremento di prestigio), l'abito borghese di Bruno connotano il tema della favola che si sta narrando in quel momento. Nelle offerte di lavoro, Bruno meccanico si colloca tra gli annunci di corrispondenti traduttori multilingue di provata, lunga esperienza e direttori; non solo: quando l'ingegnere che lo aveva licenziato, ignorando che il meccanico provetto è Bruno, gli scrive per assumerlo, Bruno, il patentato provetto meccanico si permette di strappare ed accartocciare la lettera di un facoltoso ingegnere. L'uniforme latte e caffè viene fatta indossare a Bruno da un signore sufficientemente benestante ma poco produttivo, di molta vuota apparenza e totale inettitudine alla guida del proprio veicolo: uniforme latte e caffè come l'automobile latte e caffè. Bruno la indosserà per poco: la dignità di un patentato provetto meccanico, bravo ragazzo, disoccupato per sventura non per incompetenza, non ha prezzo.

Il film ha permesso a uomini e donne del tempo, ma non solo, di identificarsi nei sogni, nelle aspirazioni (a volte contraddittorie) e nelle rinunce dei personaggi. Un esempio per tutti: Mariuccia vive in un'abitazione più che modesta, ma al risveglio indossa fini ciabattine da camera in seta bianca e tacco alto. Per andare al lavoro indossa sempre completi che poco hanno a che fare con la futura sposa che dovrà lasciare l'impiego per rimanere sempre in casa a preparare il risotto. Acquista una rivista femminile e la legge con disinvolta naturalezza, ma poi non ha gli spiccioli per pagare lo spuntino in trattoria. E' sempre e comunque pettinata secondo lo stile italico di regime, mai in disordine. Le voci da sirena della pubblicità occulta eppure palese inserita a iosa nella pellicola hanno giustificato le nuove scelte di massaie, operai, addetti al settore terziario, hanno acceso le speranze dei disoccupati. Hanno fornito all'opinione pubblica un suggestivo portolano comportamentale per decidere cosa fosse ormai obsoleto, cosa moderno e cosa prossimo venturo. Hanno fornito l'entusiasmo del lieto fine trasportato dall'automobile taxi, carica di gioia e strombazzante ottimismo (il clackson) che su veloci ruote (in primissimo piano) si allontana nel buio, foriero di un giorno tutto nuovo di promesse.

 

 

 

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